PESCARA. Pacato e distaccato, tanto che il segretario del Pd abruzzese, Luciano D'Alfonso lo annuncia come un ministro del Lavoro dallo «stile londinese». Cesare Damiano ci sorride sopra ma si riconosce nella connotazione e rilancia. «Sono Piemontese di Cuneo, sono lento ma le cose le porto a termine, non ho bisogno di fare la politica degli annunci. Mi piace mantenere le promesse». Così il ministro del Lavoro rompe il ghiaccio con una platea foltissima presente nella sala Figlia Di Iorio della Provincia di Pescara. C'è tutto il variegato mondo del partito democratico: amministratori, donne, sindacalisti, professori universitari, esponenti politici e di associazioni di categoria, giovani precari fino al Cavaliere del Lavoro, Dino Di Vincenzo.
Accanto a Cesare Damiano la vice segretaria Stefania Misticoni che annuncia le ragioni della visita del ministro del Pd.
«Damiano è con noi per fare il punto della situazione sulle politiche del governo e per presentare i due Forum regionali del Pd: quello sull'economia e quello sul lavoro. Ringrazio davvero tutti i presenti», esordisce Misticoni.
Attorno al grande tavolo sormontato dal quadro di Michetti: «La Figlia Di Iorio», che D'Alfonso illustra a Damiano, siedono i parlamentari: Pina Fasciani, Nicola Crisci, Giovanni Legnini, il presidente della provincia di Pescara Giuseppe De Dominicis, l'assessore regionale alle attività produttive, Valentina Bianchi, la responsabile di Abruzzo Lavoro, Rita Del Campo, l'economista Pino Mauro. Tra il pubblico l'assessore al lavoro, Fernando Fabbiani che il segretario Pd indica come «galantuomo».
D'Alfonso nella doppia veste di segretario del Pd, e di sindaco, prende la parola ed entra nel vivo della questione lavoro elencando i dati dell'Abruzzo.
«In questa regione ci sono 320 mila occupati e 96 mila imprese. Ci sono 51 mila creativi che hanno inventato un lavoro anche per altri», elenca D'Alfonso, «ci sono 68 mila studenti e 23 mila artigiani. Ma c'è un dato che ci impensierisce molto, abbiamo 85 mila giovani in difficoltà, 45 mila precari e 40 mila inoccupati. Altra nota negativa è la sordità dell'Enel alle richieste delle imprese che sollecitano energia per produrre. Cose per le quali vogliamo il tuo sostegno. Caro ministro te lo chiederemo con cordialità, ma ti chiederemo molto».
A Damiano piace il clima di attenzione che si crea attorno ai problemi enunciati e risponde ricordando le cose fatte e quelle da fare. Cose fatte che in parte rivendica alle iniziative messe in campo dal suo Ministero e dal governo Prodi.
«Il Governo ha risultati importanti alle spalle», sottolinea, «l'Istat conferma miglioramenti nel rapporto fra Pil e deficit. Per trovare dati così buoni bisogna tornare al 1999. Quindi, come deciso nella Finanziaria, questo avanzo dovrà essere destinato in primo luogo al patto per lo sviluppo e al potenziamento del potere d'acquisto di retribuzioni e pensioni».
Quello della lotta al lavoro nero è uno dei risultati che più soddisfano Damiano. «Sono state controllati 3 mila cantieri edili», ricorda, «e trovati 190 mila lavoratori in nero, il 50% extracomunitari e di questi il 60 rumeni al si sotto dei 24 anni». Quello che preme al ministro è ora la lotta al precariato.
«Quando iniziai io a lavorare attesi 15 giorni per essere assunto», ricorda «oggi mio figlio dovrà attende almeno 4 anni da precario. Ma nei call center abbiamo trovato ex giovani precari da 14 anni. Questo è inammissibile».