VASTO. I cancelli sono aperti, ma lo scalo merci Vasto-San Salvo è deserto. Non va meglio per il servizio passeggeri. Le fermate dei treni sono sempre meno. Alcuni convogli sono stati soppressi da Trenitalia anche nel giorno del controesodo natalizio. La stazione Vasto-San Salvo sembra destinata ad essere cancellata dal servizio ferroviario. E Federconsumatori insorge.
Ieri mattina il presidente del Senato, Franco Marini ha ricevuto a Palazzo Madama il consigliere regionale Antonio Boschetti (Pd) ed un rappresentante del consiglio d'amministrazione della Pilkington di San Salvo, l'ingegnere Graziano Marcovecchio. Politici e industriali si mobilitano per salvare la stazione vastese.
Se Trenitalia non dovesse revocare il trasferimento a Pescara del personale addetto al servizio merci della stazione Vasto-San Salvo - decretando in pratica la chiusura dello scalo - industriali, operatori turistici e amministratori saranno penalizzati.
Marini ha interpellato l'ingegnere Antonio Moretti, amministratore delle Ferrovie dello Stato, sollecitando un suo intervento con Trenitalia per scongiurare la chiusura dello scalo istoniense.
Il presidente del Senato ed i vertici delle Ferrovie si incontreranno a Roma lunedì prossimo. «Il presidente Marini ci ha invitati a tornare a Roma a metà della prossima settimana per fare il punto della situazione e decidere eventuali nuovi passi anche per il servizio passeggeri», fa sapere il consigliere Boschetti. «Continuare a sopprimere convogli anziché potenziare il trasporto passeggeri è un danno incalcolabile per l'immagine e l'economia turistica del comprensorio», incalza il consigliere regionale, «il Vastese è stato condannato all'isolamento e vengono vanificati gli sforzi fatti negli ultimi dieci anni per raccordare il porto di Punta Penna, l'autoporto di Piana Sant'Angelo e le aree industriali del Vastese e della Val di Sangro».
Confindustria e Assovasto hanno espresso preoccupazione. Honda e Sevel ritengono immotivata la decisione di Trenitalia. La Pilkington è allarmata.
Se Trenitalia non dovesse fare marcia indietro, le industrie del Chietino si troverebbero a dover far fronte ad un aumento considerevole dei costi dei trasporti, dovendo far riferimento allo scalo di Pescara.
E pressante è anche la richiesta dei viaggiatori. «Per chi arriva da Pescara», segnalano contrariati i viaggiatori, «l'ultima possibilità di scendere a Vasto è alle 21,40, poi più nulla fino al mattino successivo. Arrivando a Pescara con gli Intercity delle 22,30 e 23,30 non è possibile prendere una coincidenza per Vasto. Occorre restare in stazione per almeno 8 ore a meno che non si ricorra ad un taxi o ad un autobus».
Le carenze non mancano nemmeno di giorno. Il primo treno diretto per Milano parte da Vasto-San Salvo alle 13,50 (la vicina Termoli ha due Eurostar). A tutto questo si aggiunge la chiusura della biglietteria nelle ore pomeridiane e l'imminente soppressione dell'ufficio di polizia ferroviaria.
«Siamo sconcertati», insistono gli operatori turistici di Vasto, intenzionati a dare vita ad un comitato di protesta. Proteste e lamentale arrivano anche da Confcommercio e Confesercenti. Non mancano tirate d'orecchie agli amministratori comunali, giudicati dai cittadini "disattenti e poco impegnati" nella tutela dei servizi verso i 100mila abitanti del comprensorio.
LA PROTESTA La Pilkington: una mazzata
SAN SALVO. «La Nippon Sheet Glass ha dato fiducia all'Abruzzo e a San Salvo decidendo di aprire a Piana Sant'Angelo il nuovo stabilimento "Primo", piuttosto che in Polonia. Raddoppiare i costi per il trasporto delle materie prime e del prodotto finito può pregiudicare il percorso di sviluppo nel Vastese dell'industria vetraria»: è quanto ha ribadito il rappresentante del Cda della Pilkington, Graziano Marcovecchio al presidente del Senato, Franco Marini. Trenitalia, chiudendo lo scalo merci di Vasto e obbligando la Pilkington e le altre industrie vastesi ad arrivare a Pescara, "carica" le aziende di una spesa ritenuta insostenibile. «La Pilkington trasporta il 70per cento della produzione su rotaia, qui arrivano 200 vagoni al mese. Allungare il percorso di 70 chilometri significa far lievitare i costi, riducendo i profitti», lamenta l'azienda. Anche il presidente regionale di Confindustria Riccardo Marrollo ha chiesto spiegazioni a Trenitalia.