ROMA. Le linee guida del dibattito ci sono, ma ogni decisione sul taglio delle tasse e sui salari sarà presa solo a marzo, dopo la Trimestrale di cassa, «perché non si distribuiscono le risorse che non si hanno». Lo dice il presidente del consiglio, Romano Prodi, sull'aereo che lo porta a La Valletta, sull'isola di Malta. Volge a fine la giornata in cui Standard & Poor's, una delle maggiori agenzie mondiali di certificazione dell'affidabilità dei conti pubblici, il cosiddetto rating, ha fatto grandi elogi della politica economica italiana.
«Il rapporto deficit-Pil sceso nei primi nove mesi del 2007 all'1,3% è - dice S&P - il segnale di una performance impressionante in termini di bilancio generale e sono lodevoli gli sforzi compiuti dal governo nella lotta all'evasione fiscale». Belle parole, ma il voto dell'Italia resta «A+». «Penso che il rating verrà corretto fra non molto», commenta Prodi.
Poi il premier sgombra il campo da alcuni fraintendimenti. Primo, che i salari possano aumentare solo per un intervento del governo: «Non verrà dato un euro se non c'è un accordo fra le parti sociali per un aumento della produttività e per gli adeguamenti salariali che sono necessari», dice. Secondo, che fra lui e Tommaso Padoa-Schioppa, non c'è alcuna divergenza di opinione: «E' sempre un bel pezzo di giornalismo avere il poliziotto buono e il poliziotto cattivo, ma non ci sono differenze fra la mia posizione e quella di Padoa-Schioppa. Non ho mai mancato di discutere i principi della strategia economica con il ministro dell'Economia, sarebbe un controsenso non farlo e io stesso ho detto e ripetuto che stiamo accumulando risorse per venire incontro alla perdita del potere di acquisto dei dipendenti e delle famiglie a redditto medio-basso».
Anche perché, a ben guardare, nel giudizio di S&P non ci sono solo gli elogi che fanno chiedere a Mario Baldassarri (An), «se il signor Cullinan (primary analyst dell'agenzia ndr) parli a titolo personale o della nota società». Sul piano delle riforme, per esempio, si notano dei tentennamenti: «Ci sono elementi riformisti, ma non sono abbastanza forti da far spingere in questa direzione. Il governo deve ancora varare un programma serio di riforme che porti le finanze pubbliche su una base sostenibile di risanamento». Che è quello che dice lo stesso Prodi: «Non si fa un duraturo salto in avanti solo con lo strumento fiscale».
A chi gli chiede se i dati dei primi nove mesi del 2007 porteranno a una previsione di taglio del deficit per il 2008, il premier risponde laconico: «Vedremo». Gli preme di più osservare come l'economia si stia aggiustando e come le cose nel nostro Paese vadano meglio che in Spagna e in Francia. «Vedete là la polemica durissima sul deficit commerciale e vedete invece come le imprese italiane abbiano aumentato la loro esportazione e la quota di mercato mondiale. I nostri imprenditori, insieme a tutti, hanno fatto un grande sforzo».