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Pescara, 15/05/2026
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Data: 04/06/2006
Testata giornalistica: Il Messaggero
allegato: Leggi l'articolo
«Fs e Alitalia ormai al collasso» . Parla il leader della Uil Luigi Angeletti. La prossima settimana primi confronti con i ministri

Sono i milioni di perdite accumulati dalle Fs nel bilancio 2005 rispetto ai 125 registrati alla fine del 2004. I dipendenti del gruppo sono passati da 99.305 a 97.599. Gli investimenti sono cresciuti del 17%, quelli in materiale rotabile del 45%

Il titolo, anzi i titoli, una volta tanto, li fa Luigi Angeletti al termine della chiacchierata. «Allora...per le Ferrovie siamo al drammatico collasso. Per Alitalia...libri in tribunale se entro pochi mesi non recupera le perdite».
In fondo, due facce della stessa medaglia.
«Ma - precisa il leader della Uil - i connotati sono diversi. Cominciamo dalle Fs: la situazione finanziaria è disastrosa in parte attribuibile all'azienda, in parte al governo. L'azienda ha predisposto un piano non supportato da un adeguato investimento tecnico in treni e personale. Ma soprattutto molti dirigenti oggi non sono all'altezza della situazione, non conoscono la macchina. E il tentativo di sopperire a questa carenza con consulenti è stato peggiore del male. Oltre tutto sono stati soldi buttati. Vogliamo poi parlare della manutenzione?».
E perchè no?
«La terziarizzazione del servizio ha prodotto un solo risultato, che adesso i treni si fermano più di prima. Quanti guasti avvengono...guasti che significano soldi che si perdono a vagoni. Poi il governo ci ha messo del suo sbagliando ovunque e comunque tagliando, per esempio, i trasferimenti. Ci sono dei servizi, e penso a quelli del trasporto merci e pendolari, i cui costi non possono essere scaricati direttamente sui prezzi».
Mentre per l'Alitalia?
«Be' lì il problema è diverso. Ha perseguito una capillare riduzione dei costi interni, operazione necessaria ma non sufficiente per il rilancio. Per rilanciare la compagnia, invece, occorrerebbe far crescere il fatturato, cioè le persone che trasporta. Voglio essere più chiaro: l'Alitalia non è più un'azienda che possa essere risanata attraverso i risparmi. Per riportarla in quota occorrono nuove tratte e nuovi aerei. E poi, naturalmente, bisogna individuare la rotta da seguire. In definitiva, se Alitalia vuole tornare ad essere una compagnia solida, deve aumentare le tratte internazionali e deve comprare aerei. Se, invece, la dobbiamo liquidare o svendere, allora non c'è alcun bisogno di acquistare nuovi jet perchè il possibile acquirente gli aerei ce li ha già».
C'è un effettivo rischio di fallimento?
«E' un rischio matematico. Se la compagnia continuerà a perdere soldi, il giorno in cui il miliardo di ricapitalizzazione sarà stato bruciato dalle perdite, be' non ci potrà essere più nessun aiuto e l'ultima operazione sarà quella di portare i libri in tribunale. Rischio che potrebbe diventare drammatica realtà in un anno se le cose continueranno ad andare in questo modo».
E intanto , magari, dovrebbero essere sostituiti i due top manager di Fs ed Alitalia, Catania e Cimoli?
«Su Catania non dico nulla, su Cimoli dico che non ha avuto la forza di portare avanti il piano di rilancio che pure aveva enunciato...».
E che il sindacato aveva firmato.
«Vero, però l'Alitalia ha forzato la mano cercando di applicare quell'accordo in anticipo e senza coinvolgere il sindacato giustificando quindi la nostra reazione. Comunque quel piano, con alcuni aggiustamenti, ha un suo senso ed è l'unico possibile».
E come vede un aumento delle tariffe ferroviarie, ferme peraltro da cinque anni?
«Aumentare le tariffe significa anche aumentare l'inflazione. E' uno strumento da maneggiare con accortezza».
Comunque su Fs e Alitalia avete intenzione di chiedere un confronto immediato con il governo?
«Sono già stati fissati incontri tecnici per la prossima settimana a livello ministeriale. Per ora andranno i segretari di categoria. Poi se le cose dovessero spostarsi a palazzo Chigi, potranno intervenire i segretari generali».

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