Riggio: «Fiumicino può diventare l'hub del Sud Europa»
ROMA Per Alitalia e per il Paese è la grande occasione, probabilmente l'ultima. Ma anche per l'aeroporto di Fiumicino. Estratto di pensiero di Vito Riggio, presidente dell'Enac (Ente per l'aviazione civile) mentre scatta la trattativa tra il Tesoro e Air France per le vendita della nostra ex compagnia di bandiera. «La scelta del più grande vettore al mondo è una scelta obbligata poi il negoziato deve essere sviluppato in modo da garantire gli interessi nazionali e sociali. Cosa che sta avvenendo se, come sembra, il governo italiano diventa il secondo azionista. Sento dire che verrebbe penalizzato il turismo italiano. Mi sembra una visione un po' provinciale in uno scenario globale, quanto meno europeo. Una grande compagnia ha interesse a servire tutte le destinazioni significative e tra queste c'è l'Italia e c'è Roma».
E se la trattativa con i francesi fallisse?
«Alitalia non può più avere
Aiuti di Stato e continua a perdere, è evidente che i limiti di sopravvivenza si assottigliano. Se c'è un compratore prestigioso disposto a comprare, bisogna sforzarsi di vendere perchè non ci sono alternative. Se non ci riusciamo, daremo un ulteriore segnale dell'inefficienza del Paese di cui francamente non abbiamo bisogno».
Lei vede, in prospettiva, l'ipotesi di due hub, Fiumicino e Malpensa?
«L'Italia non ha mai avuto due hub, ma ne ha avuti due dimezzati. Fiumicino deve correre per diventarlo, Malpensa non lo è mai stato. Lo scalo lombardo è stato realizzato con investimenti colossali, 850 milioni di euro dal '94 ad oggi. Non si buttano dalla finestra tanti soldi e non si può caricare un aeroporto su una compagnia fallita. Dunque, bisognerà aiutarlo a trovare traffico alternativo».
Magari attraverso la cessione di slot?
«Intanto fino al 31 gennaio non ci sono possibilità. Poi bisognerà vedere se si tratta di rotte in pluridesignazione, come quelle con gli Usa che sono completamente libere o di rotte con altri Paesi con i quali vigono accordi bilaterali. In quel caso sarà necessario procedere ad una rinegoziazione perchè molti slot, anche se Alitalia li lasciasse, verrebbero perduti. Senza dire che alcuni di essi potrebbero essere riconvertiti in destinazioni europee ad alta intensità business. Per Malpensa ci sono tante possibilità di individuare nuove rotte. Insomma, è un problema che esiste, ma viene artificiosamente accentuato».
E quale potrebbe essere invece il destino di Fiumicino?
«Può diventare l'hub per il Mezzogiorno d'Europa. Ma o se ne ridefinisce la capacità, in termini di potenziamento strutturale attraverso il coordinamento tra slot, piazzole, molo, bagagli o c'è il rischio di fare un tonfo come lo scorso anno. Gli investimenti previsti sono rimasti fermi per cinque anni, ma dal prossimo mese potremo firmare i nuovi contratti di programma. Certo si dovrà andare al galoppo. Serviranno due piste funzionanti e una terza per decolli e atterraggi. In prospettiva anche una quarta pista che consenta di portare il traffico annuo dagli attuali 32 milioni di passeggeri a 56. Bisognerà vigilare, tanto è vero che chiederò immediatamente l'istituzione di una task force. Cioè andremo ad assumere non dico una gestione commissariale, ma una forte presenza, concordata con le società aeroportuali, in cui l'ultima parola spetterà all'Enac».
Il trasferimento di voli da Malpensa non rischia di far esplodere Fiumicino?
«Il problema non sono i 20-25.000 passeggeri in più, ma che lo scalo romano è al limite dell'operatività. Per questo dico che la programmazione degli investimenti deve seguire rigorosamente quella dello sviluppo».
I lavori quando dovrebbero partire?
«Il nuovo sistema bagagli è già partito e dovrebbe essere completato entro il 2009. Poi servono 250 persone in più per sorvegliare il vecchio impianto e per traghettare i bagagli stessi in caso di eventuali defaillances del sistema. Infine, dovrà essere rispettato rigorosamente il meccanismo degli slot. Bloccheremo quelli delle compagnie che perdono tempo».