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Pescara, 15/05/2026
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Data: 04/06/2006
Testata giornalistica: Il Messaggero
Disservizi in ferrovia. «In treno come dentro un altoforno». Ennesima protesta e appello ai politici del Comitato pendolari Marsica.

AVEZZANO - Arriva l'estate e si rinnova il "grido di dolore" dei pendolari della linea ferroviaria Roma-Pescara poiché «entra in funzione l'altoforno». In particolare, il treno "sotto processo" è «il 3378, in partenza da Roma Termini alle 16.10 e diretto a Pescara, il quale fa registrare temperature superiori ai quaranta gradi». Il sistema di condizionamento «come avviene ormai da anni non funziona - fa sapere in una nota il Comitato pendolari della Marsica - poiché o è rotto o è inesistente. Nonostante le rassicurazioni dei politici - continua la nota - sia a livello provinciale, sia a livello regionale, e nonostante l'ormai quasi omogeneità politica dal Comune più piccolo fino al Governo centrale, il problema di noi pendolari è di fatto irrisolvibile. Ormai giornalmente si ripetono le scene di panico e di imprecazioni verso le Ferrovie, i politici e quant'altro». Si evidenzia, inoltre, che il treno di cui trattasi, nella stazione di Roma Termini, viene attestato a circa cinquecento metri dall'inizio del marciapiede, a causa di lavori in corso «e, ovviamente, quel tragitto è da percorrere a piedi, di corsa, sotto la calura estiva, con rischi enormi per la incolumità fisica, insieme ad altri passggeri che prendono il treno per Milano, pur di non perdere il "comodo viaggio a 40° C"». Di fronte a tale situazione, i pendolari si domandano: «Con chi ce la dobbiamo prendere? Esiste qualche politico di "buon cuore" che abbia il potere di far sostituire 3 o 4 carrozze refrigerate?». La situazione si fa veramente drammatica, in quanto i vetri dei finestrini sono bloccati ed in caso di non funzionamento dei condizionatori d'aria, i viaggiatori rischiano di essere colti da malore, come purtroppo è accaduto qualche altra volta. «Nella stazione di Roma - si legge ancora nella nota dei pendolari - le nostre carrozze sono le più brutte, sono gli scarti delle altre linee e risalgono agli anni Cinquanta. La vetustà dei locomotori e gli acciacchi fanno sì che molto spesso vanno in tilt o si inchiodano i freni, con il rischio che le carrozze prendano fuoco. Insomma - prosegue l'appassionata nota - non vorremmo finire arrostiti o colpiti da malore e non far ritorno a casa». Viene rivolto anche un accorato appello ai politici abruzzesi: «È possibile che il senatore Del Turco o l'onorevole Ginoble (assessore regionale ai Trasporti), o il vice presidente del Consiglio regionale Nicola Pisegna, svegliandosi dal loro torpore, trovino il tempo ed il modo per intervenire e risolvere il problema?». Ma l'appello è esteso anche «ai nuovi eletti abruzzesi al Parlamento, affinché ci aiutino e si adoperino per contribuire a risolvere il problema». La lunga nota si conclude evidenziando «i ritardi cronici che si verificano a causa della chiusura di alcune stazioni e delle lunghe soste a Oricola per incrociare magari un treno merci o un locale». Il problema delle "temperature asfissianti" esiste anche per altri treni, soprattutto quelli degli studenti in partenza da Avezzano che sostano per molte ore sotto il sole prima di partire. Qualcuno "rimpiange" le carrozze di legno: «Almeno erano più igieniche ed i finestrini si potevano aprire a piacimento».

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