Bruciata la possibilità di un reincarico E difficilmente si potrà seguire una strada non condivisa dal leader dell'opposizione
ROMA. Da oggi la parola passa al Quirinale. Ricevute ieri sera le dimissioni di Prodi, Giorgio Napolitano inizierà già oggi pomeriggio le sue consultazioni. Sul campo tre ipotesi: elezioni subito, votando il 13 o il 20 aprile. Un governo istituzionale per fare in due-tre mesi la legge elettorale e andare al voto il primo o l'8 giugno, e infine un governo tecnico per fronteggiare le turbolenze finanziarie, fare la legge elettorale e andare al voto nel 2009.
Delle tre, la terza sembra al momento di gran lunga la più improbabile. Specie dopo le ingombranti macerie lasciate dalla traumatica bocciatura di Prodi al Senato. Il Professore ha voluto bere l'amaro calice fino fondo, ha voluto ostinatamente arrivare al voto, contrariamente a quanto gli hanno chiesto anche ieri fino all'ultimo lo stesso Napolitano, ma anche Veltroni e il Pd. Il risultato è però quello di aver ridotto drasticamente le soluzioni possibili, a cominciare da quella di un suo possibile reincarico, e rendendo difficile qualsiasi ipotesi di nuovo governo, per transitorio che sia.
All'orizzonte sembrano insomma profilarsi nuove elezioni politiche già in questo 2008. «Si spera nel 13 aprile», dice chiaro e tondo Berlusconi. Sbarrando così la strada anche alla ipotesi minimale di un governo a termine per approvare una nuova legge elettorale. L'unica a cui si potrà lavorare nei prossimi giorni. Una soluzione in cui a guidare il governo potrebbero essere il presidente del Senato Franco Marini o il ministro dell'Interno Giuliano Amato. Ma è a tutti chiaro che da oggi sarà difficile fare qualsiasi cosa senza il consenso di Silvio Berlusconi.
Non a caso erano passati solo pochi minuti dal voto a Palazzo Madama che dal Pd si è aperta l'offensiva diplomatica verso il leader del centrodestra. Goffredo Bettini, braccio destro di Veltroni, invita il Cavaliere a passare «dalla cronaca alla storia» accettando un governo per fare la riforma elettorale. Non gradiscono affatto i prodiani. E Franco Monaco ironizza sull'«accorato appello» al Cavaliere dopo solo tre minuti dal voto di sfiducia a Prodi. Solo un esempio dei veleni che potrebbero tornare a scorrere nel centrosinistra nei prossimi giorni.
Poco dopo anche Veltroni invita, meno enfaticamente, alla «responsabilità» e rimette la questione alla «saggezza» del capo dello Stato. La prospettiva di un governo a termine per fare la legge elettorale potrebbe contare in teoria sul consenso sia dell'Udc che di Rifondazione. E, sempre in teoria, un governo istituzionale potrebbe avere una maggioranza formata da Unione e Udc. Ma nella realtà Casini ha già fatto capire che non sosterrà nessun governo al quale non partecipi anche Forza Italia.
Senza contare che, nella sinistra, Rifondazione e Sinistra democratica si sono dette contrarie a qualsiasi governo istituzionale che non sia di brevissima durata e solo per fare la legge elettorale. E il Pdci nei giorni scorsi ha già chiesto di andare subito al voto, sbarrando la strada anche a questa subordinata. Il compito di Napolitano è dunque assai arduo. Il presidente della Repubblica nell'ultimo anno non ha fatto mistero di augurarsi in tutti i modi che il Paese non torni a votare con la legge attuale con il rischio di dar vita un'altra legislatura di instabilità. Un rischio che sarebbe davvero troppo pesante per il Paese che già soffre per il respiro corto a cui è stato costretto il governo Prodi grazie alla risicatissima maggioranza su cui ha potuto contare nel Senato.
Forza Italia, An e Lega hanno però già eretto barricate. Sentono spirare il vento dei sondaggi favorevoli e vogliono capitalizzare subito. Ecco perché la prospettiva più probabile resta quella del voto ad aprile. In quel caso, conferma implicitamente Anna Finocchiaro, a guidare il centrosinistra potrebbe essere Veltroni.