PESCARA. C'è una parola magica che moltiplica la spesa per i letti d'oro delle cliniche private abruzzesi. La parola magica è «affini». Improvvisamente, nel 2006, compare in un verbale della Regione alla vigilia dell'approvazione della legge 20 che avrebbe dovuto ridurre il numero delle prestazioni di ricovero e abbattere i costi di ospedalizzazione. Quella parola viene inserita di nascosto nella legge taglia-spese. E spalanca un vaso di Pandora per pochi titolari di cliniche private.
Ma fa anche finire sott'inchiesta l'assessore regionale alla Sanità, Bernardo Mazzocca, insieme con un altro personaggio e dirigenti regionali che la procura di Pescara deve ancora individuare. Il Centro è in grado di ricostruire i retroscena di una spy-story che al centro ha un verbale, sparito ma poi riapparso modificato.
E' una storia culminata, tre giorni fa, con un avviso di garanzia all'assessore Mazzocca per «falso per soppressione» di quel verbale d'accordo tra l'Aiop (l'associazione delle cliniche private), l'Agenzia sanitaria, diretta da Franco Di Stanislao e lo stesso assessore che, ieri, intervistato dal Tg3 Abruzzo, ha dichiarato di «essere sereno». Di «lavorare per dare regole a un settore che prima non ne aveva» e di voler «tagliare e non aggiungere risorse ai privati». Ma erano proprio questi gli obiettivi del verbale sparito.
IL PRIMO ACCORDO. Il 5 maggio del 2006 Mazzocca e i titolari delle cliniche si accordano per «ridurre i ricoveri ripetuti»; per istituire una «commissione di valutazione» che avrebbe dovuto monitorare le spese incontrollate e, soprattutto, per porre un limite alle prestazioni di day surgery, ricoveri veloci per piccoli interventi chirurgici da eseguire nell'arco di un solo giorno. Il verbale sparito conteneva una frase chiave: «Per le discipline specialistiche chirurgiche sono ammesse le attività di day surgery se sono presenti e accreditate le discipline equipollenti ai sensi del decreto ministeriale 30 gennaio 1998».
Ma l'atto si dissolve nel nulla. Si «perde» nelle stanze della Regione per poi ricomparire, molti mesi dopo, sulla legge 20 taglia-spesa. Ma non è lo stesso atto. È stata aggiunta la parola che dà il via libera ai letti d'oro. La nuova frase, infatti, diventa: «Per le discipline specialistiche chirurgiche sono ammesse le attività di day surgery se sono presenti e accreditate le discipline equipollenti e affini, ai sensi del decreto ministeriale 30 gennaio 1998».
E' chiaro che la parola «affini» amplia in modo abnorme e indefinibile il tipo di prestazioni di chirurgia veloce che, peraltro, solo un ristretto gruppo di cliniche abruzzesi è in grado di erogare perché, muovendosi in anticipo rispetto ai concorrenti, si sono dotate di strumenti, personale e reparti ad hoc. In parole semplici, questi titolari di cliniche hanno ricevuto un bel regalo dal misterioso personaggio della Regione (politico o funzionario ancora da identificare) che ha aggiunto la parola magica alla legge che avrebbe dovuto tagliare i letti d'oro.
DOMANI LA GIUNTA. I retroscena della storia del verbale sparito vengono alla luce alla vigilia di un'importante riunione della giunta regionale che domani esaminerà le 5-6 delibere che dovrebbero mettere un tetto di spesa ai budget delle cliniche private abruzzesi. Ma quali sono i retroscena della spy-story?
Torniamo indietro nel tempo, a gennaio del 2006, quando la giunta Del Turco si pone l'obiettivo di tagliare i costi della sanità privata e mette in cantiere due leggi: la 20 (di cui si è già detto) e la numero 6 che riduce il numero dei posti letto. La prima sarà approvata nel luglio del 2006, la seconda un anno dopo. Ma prima che ciò avvenga, c'è una lunga fase di concertazione tra i titolari di cliniche (Aiop, presieduta da Luigi Pierangeli) e Mazzocca che culmina il 5 maggio del 2006 con quell'accordo dove la parola «affini» non esiste.
IL MOMENTO-CLOU. Il verbale non viene sottoscritto subito. Qualche giorno dopo, il direttore dell'agenzia sanitaria, Di Stanislao, convoca alla Regione i rappresentanti dell'Aiop che firmano l'atto, di cui, però, non ricevono copia. Il verbale, quindi, viene inviato alla V Commissione Sanità, presieduta dall'avvocatessa e consigliere regionale, Antonella Bosco. Il vice presidente è l'ex assessore alla Sanità, Vito Domenici. Tra i componenti, quelli che possono esprimere un maggior numero di voti (3) sono gli esponenti della Margherita Antonio Boschetti e Camillo D'Alessandro. Ma almeno due degli altri membri vantano esperienza nel settore sanità: Camillo Cesarone (che esprime 2 voti) e Domenici che però vale un voto solo.
Non sappiamo se il verbale fosse già modificato quando arriva in commissione sanità che licenzia il testo della Legge 20 e lo manda in consiglio per l'approvazione definitiva. Ma è certo che l'Aiop non viene neppure convocata in commissione.
I TRE INCONTRI. Solo a legge approvata, Mazzocca invita alla Regione i titolari delle cliniche. È il 10 novembre del 2006. In piena bufera per gli arresti della Fira, Pierangeli e gli altri (escluso Vincenzo Angelini che non fa parte dell'Aiop) incontrano l'assessore e gli contestano il verbale modificato, chiedendone, invano, una copia. Mazzocca risponde promettendo di istituire la «commissione di valutazione» - di cui si sono pure perse le tracce - e riconvoca le cliniche per il 14 novembre. Ma il secondo incontro viene improvvisamente disdetto mezz'ora prima dell'ora stabilita. E rinviato al 17 novembre, quando i titolari delle cliniche non trovano solo Mazzocca ma anche il presidente della giunta, Ottaviano Del Turco e il segretario della presidenza Lamberto Quarta che all'Aiop dice: «Guardate al futuro, non al passato».
Del verbale sparito però non c'è traccia. A gennaio 2007 l'Aiop riceve persino una lettera dalla Regione che nega la sottoscrizione del verbale. A marzo del 2007, però, rispunta una copia. Ma è tardi. La legge 20, con l'aggiunta della parola «affini», è già in vigore.