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Pescara, 09/05/2026
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Data: 01/02/2008
Testata giornalistica: Il Centro
Abruzzo, mancano 20mila alloggi popolari. L'acquisto di un'abitazione rimane un sogno per le famiglie monoreddito

L'AQUILA. In gergo tecnico lo chiamano fabbisogno abitativo e in Abruzzo, quello stimato dagli addetti ai lavori, oscilla tra i 15 mila e i 20 mila alloggi. Dietro i termini burocratici, per dirla con parole semplici, ci sono migliaia di famiglie che nella nostra regione hanno bisogno di una casa, un posto decente dove vivere che per varie ragioni non riescono a reperire sul mercato «normale».
Alle tipologie classiche di richiedenti si uniscono da qualche anno gli stranieri, anche extracomunitari, che nella zona costiera tra Chieti e Pescara hanno presentato circa il 30% delle domande di assegnazione di alloggi pubblici.
La vera fascia emergente, però, è quella rappresentata dalle famiglie monoreddito.
Lavoratori anche in giacca e cravatta, che possono fare affidamento su un migliaio di euro al mese, che magari hanno due figli piccoli a carico, e non possono spendere 600 euro per l'affitto. A delineare i contorni del quadro, sempre più allarmante, è stato ieri il presidente di Aret Abruzzo, Giulio Petrilli, nel corso di una conferenza stampa che ha preceduto la terza riunione dell'osservatorio sulla condizione abitativa, del quale fanno parte i presidenti delle Ater ed i rappresentanti dei comuni e delle province. Qualcosa in Abruzzo, secondo Petrilli, si sta muovendo ma è ancora troppo poco rispetto alla domanda di casa.
«Grazie a un finanziamento di 13 milioni di euro», ha detto Petrilli, «stiamo provvedendo alla ristrutturazione di 250 alloggi; sono in corso le procedure di esproprio nei quattro comuni capoluogo di provincia per realizzare 200 nuove unità abitative, ma i costi sono molto elevati. Per un solo alloggio occorrono, infatti, almeno 150 mila euro perché le strutture, come è giusto e naturale, devono essere realizzate bene».
Soprattutto, per Petrilli, occorrerebbe evitare di costruire, come è stato fatto in passato, quartieri scollegati al resto delle città e della struttura sociale. Petrilli ha anche riferito che è in corso una convenzione pubblico-privato per il reperimento di oltre mille alloggi a canone concordato. A questo va aggiunto il recupero di strutture di proprietà di enti pubblici, da destinare a fini abitativi. Il dato complessivo è importante ma è ancora ben distante dal fabbisogno calcolato. «La sfera della politica», ha detto Petrilli, «resta molto indietro rispetto a questo problema. Mi rammarico del fatto che anche partiti che per la loro storia dovrebbero essere sensibili fanno solo una battaglia per i posti».
Il comune dell'Aquila, su 329 domande presentate, è riuscito a soddisfarne solo 3; quello di Pescara a fronte di 1200 alloggi richiesti riesce a fornirne 300. Secondo l'assessore comunale di Pescara, Alberto Balducci, è necessario rivedere la legge regionale di settore, ormai obsoleta. «Inoltre», per Balducci, «bisogna iniziare a reperire finanziamenti per il canone concordato e dare ai comuni la possibilità di fare graduatorie a parte per la fascia di popolazione che potrebbe usufruirne».

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