«La norma sospende gli aumenti ma non li cancella»
L'AQUILA. Rischio contenzioso sulle indennità di consiglieri ed assessori regionali, aumentate per effetto di una legge nazionale, ma sospese dal Consiglio regionale fino a fine legislatura: una volta finito il mandato, i consiglieri regionali potrebbero richiedere con successo la restituzione delle somme facendo ricorso in tribunale. Lo sostiene il consigliere regionale di An Fabrizio Di Stefano.
Nel maggio scorso infatti la maggioranza di centrosinistra ha approvato la sospensione degli effetti della legge e non - come prevedeva la proposta di legge presentata da An il blocco dell'aumento. «Ma la legge sospende l'efficacia dell'aumento fino a fine legislatura», spiega Di Stefano, «in teoria a fine mandato qualche consigliere potrebbe ottenere la restituzione delle somme con una semplice richiesta legale. Questo per lo stesso meccanismo della retroattività degli aumenti prevista nella legge nazionale che ha bloccato la riduzione delle indennità decisa dal Governo Berlusconi nel 2006. Quindi si potrebbe innescare un contenzioso che a mio avviso darebbe ragione al ricorrente. Perciò, avevamo proposto il taglio». L'allarme avviene all'indomani del versamento a consiglieri, assessori ed ai circa 120 ex consiglieri che hanno diritto al vitalizio, degli arretrati relativi al 2006 stabiliti dalla legge nazionale, i cui effetti sono stati sospesi nel 2007. Ogni consigliere ha incassato una una tantum di 5mila euro lordi: la somma complessiva sborsata dalla Regione è stata di circa 450 mila euro. Nella maggioranza, il capogruppo di Rifondazione comunista, Daniela Santroni, critica il presidente del Consiglio regionale, Marino Roselli, per l'ok dato al versamento. «La Presidenza si doveva attenere alla chiara volontà politica espressa dal Consiglio bloccando gli aumenti ed anche gli arretrati. La decisione dell'assemblea abruzzese è coincisa con l'intervento in campo nazionale di Camera e Senato insieme, che hanno ridotto alcuni privilegi iniziando così un lavoro di contenimento dei costi della politica». Più cauto Di Stefano: «Si è trattato di un atto dovuto che peraltro al netto delle imposte si riduce a circa 100 euro al mese, legato ad una legge nazionale che andrebbe rivista in parlamento. Comunque va sottolineato che il nostro Consiglio è stato l'unico ad avere avuto la sensibilità di affrontare la questione e che l'Abruzzo ha gli emolumenti più bassi».