La carta segreta della politica Il filo con Gianni Letta
ROMA. Non ha nessuna intenzione di mollare. Il presidente Franco Marini le proverà tutte. Fino all'ultimo minuto. E quell'ultimo minuto scoccherà domani. Quando il presidente incaricato guarderà negli occhi il leader del centrodestra Silvio Berlusconi. Appuntamento intorno a mezzogiorno. Nello studio del presidente del Senato, a palazzo Giustiniani.
Oggi è una giornata di riflessione. Niente consultazioni e incontri ufficiali. Marini se n'è tornato in Abruzzo. All'Aquila festeggerà gli 89 anni di suo zio frate.
Ma questo non deve ingannare. Il filo della diplomazia sotterranea non si interromperà. Il canale diretto tra Marini e Berlusconi è quello più caldo.
La carta segreta Negli ambienti vicini al presidente del Senato si parla di una carta segreta che Marini sta giocando. Una carta che si fonda sul lavoro di Gianni Letta, l'altro abruzzese. E che si chiama persuasione. Persuasione politica. Il ragionamento parte da una constatazione, che potrebbe apparire quasi ovvia. Marini ha vissuto in prima fila la situazione che l'attuale legge elettorale "Porcellum" ha generato al Senato, con due quasi-maggioranze che hanno portato alla paralisi. E' bastato un nonnulla per far mancare la maggioranza al governo. La situazione potrebbe ripetersi. Berlusconi come Prodi, prigioniero-vittima di numeri che anche quando ci sono, sono risicatissimi. L'equilibrio del governo legato ai capricci, o ricatti, di una manciata di senatori. La fotografia che Marini ha in mente è questa.
Sarà questo frammento d'immagine della vittoria monca l'argomento principale sul quale impostare l'azione di persuasione verso un Berlusconi che punta dritto al voto. Non sarà il solo però. C'è la questione referendum, che è nato per cancellare proprio il Porcellum.
La bomba ad orologeria Il referendum si potrebbe tenere tra un anno e alcuni "tecnici", Bianco è tra questi, dicono anche un mese dopo l'elezione del nuovo parlamento, se l'indizione del referendum avvenisse a camere già sciolte. In questo caso o nell'altro cosa succederà se la maggioranza degli italiani cancellasse il Porcellum? Il neonato parlamento, appena votato con quella legge, sarebbe delegittimato prima ancora di lanciare il primo vagito. C'è poi la bomba ad orologeria dei rilievi, che la Corte costituzionale ha fatto sul Porcellum. Argomento questo che Marini non gradisce. Ma che c'è. Basti pensare che a detta del costituzionalista Valerio Onida, «qualsiasi elettore dopo il voto potrebbe impugnare legittimamente il risultato delle elezioni». Con la Consulta che sarebbe chiamata a «sospendere gli atti impugnati»: vale a dire, a congelare il nuovo parlamento. L'argomento è stato illustrato ieri con forza dal "Comitato nazionale per la riforma elettorale", dopo l'incontro con Marini. Comitato che era guidato da Franco Bassanini, l'italiano che il presidente francese Nicholas Sarkozy ha voluto tra i suoi saggi per riscrivere le riforme. Con Bassanini, nella delegazione c'era anche il costituzionalista abruzzese Vincenzo Cerulli Irelli (vedi intervento in questa pagina).
Lunedì si capirà quanto e se faranno breccia nel muro berlusconiano gli argomenti e l'azione di persuasione.
Il muro dei no e i falchi Una cosa si può dire da subito però. L'esperienza di Marini, il suo lavoro, potrebbe non portare al risultato che lui e il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano speravano. Non si creeranno le condizioni perché un"governo di scopo" riesca a fare quella legge elettorale nuova, capace di ridare ruolo e centralità agli elettori. Ieri proprio dalla casa delle libertà sono arrivate nuove cannonate:"Al voto subito con questa legge". La parola d'ordine viene ripetuta incessantemente. Lasciando pochi margini alla trattativa.
Le dichiarazioni del presidente degli industriali, Luca di Montezemolo, uscendo dalla consultazione, che chiede con forza «che si faccia adesso, subito una legge che dia al Paese stabilità e certezza della governabilità», ma che sottolinea che «se ciò non fosse possibile, si dica da subito che la prossima legislatura avvia una fase costituente», hanno rinvigorito il fronte dei falchi del centrodestra. Nonostante tutto Marini vede ancora uno spiraglio: «E finché c'è io lavorerò. Altrimenti lunedì non saremmo di nuovo qui ma ce ne andremmo tutti in vacanza», una battuta lanciata al termine dell'incontro con la stampa, ieri nel primo pomeriggio, che la dice lunga sulla determinazione del presidente.
Segni e messaggi Ma al di là degli esiti immediati, "la consultazione" sul modello introdotto da Marini lascerà il segno. Le tante "irritualità" che tradotte dal linguaggio del protocollo, si chiamerebbero "novità", sono un deciso richiamo alla classe politica e di messaggio di attenzione inviato al Paese.
Le regole del protocollo e degli usi della politica vedevano la consultazione per la formazione di un nuovo governo rigorosamente riservata ai partiti. Spadolini, nelle vesti di esploratore, aveva convocato una volta i sindacati. Era il 1989. Fu una eccezione, rimasta tale. Marini è andato oltre. I sindacati sì sono stati ascoltati: dalla Cgil alla Cisl alla Uil fino all'Ugl. Ma ciò che caratterizza "l'irritualità" mariniana sta nell'apertura alla parte produttiva del Paese. Dai grandi industriali, ai commercianti, alle cooperative al «popolo della partita Iva». Così facendo Marini, più che esercitare una pressione su Berlusconi, come diversi commentatori hanno osservato, ha tracciato una nuova rotta dalla quale, d'ora in avanti, la classe politica non potrà sottrarsi. Il percorso è chiaro: «Ricominciare ad occuparsi dei problemi concreti del Paese».
Le antenne dell'ex sindacalista hanno intercettato il messaggio che arriva dai mondi produttivi del Paese. La gente vuole contare, vuole poter scegliere, ma soprattutto vuole risultati. Sono stati devastanti sulla tenuta dell'Italia i troppi anni di non-scelte, conditi da richieste di sacrifici, che arrivano sulla testa degli elettori-contribuenti come docce gelate, a governi alterni. Il distacco tra cittadini ed istituzioni è diventato troppo ampio. Le "irritualità" introdotte da Marini sono il primo ponte che prova a riavvicinare i due lembi del grande solco. E' il primo ponte. Ne serviranno altri.