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Pescara, 06/05/2026
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Data: 07/02/2008
Testata giornalistica: Il Centro
Fondali troppo bassi, porto chiuso alle navi. Ordinanza della Capitaneria fissa i divieti, danni al commercio per milioni

PESCARA. Navi commerciali, petroliere e traghetti non possono più entrare e uscire dal porto di Pescara. Un'ordinanza firmata ieri dal comandante della Direzione marittima, Antonio Basile, ha fatto scattare i divieti per tutte le imbarcazioni grandi, perché il livello dei fondali si è talmente abbassato da mettere in pericolo l'accesso e le manovre. Il provvedimento avrà pesantissime ripercussioni sulle attività economiche di decine di aziende sparse in tutta Italia. Si prevedono danni per milioni di euro, con conseguenze anche sull'occupazione. Ma la decisione, che non ha precedenti nel capoluogo adriatico, non era evitabile: è scattata dopo settimane di segnalazioni e allarmi da parte agenzie, imprese marittime e cooperative dei pescatori.
Il primo allarme è suonato il 21 dicembre scorso, quando una petroliera piena di benzina, la nave Cosmo di Ravenna, si è arenata nel porto mettendo a rischio la vita dei 18 marinai e dei lavoratori portuali. Alcuni giorni dopo, i pescatori hanno dichiarato lo stato di agitazione per sollecitare il dragaggio. Secondo i calcoli, devono essere eliminati 100mila metri cubi di fango e sabbia. I fondali, in alcuni punti dello scalo, non superano i 3-3,5 metri di profondità, contro il limite minimo di 7 fissato per garantire la sicurezza di entrata e uscita delle navi container e delle petroliere a pieno carico.
DIVIETI IMMEDIATI. L'ordinanza è entrata in vigore da subito. L'articolo uno del provvedimento recita: «Con decorrenza immediata, in ragione delle caratteristiche geomorfologiche del porto di Pescara (...), del continuo interrimento dei fondali e della situazione batimetrica attualmente rilevata, nelle more dell'esecuzione di ulteriori interventi di dragaggio del porto, l'entrata e l'uscita dal porto di Pescara sono consentite unicamente ad unità aventi pescaggio massimo non superiore a 4,40 metri in condizioni meteomarine assicurate».
STOP ALLE NAVI. Il provvedimento colpisce tutte le barche grandi. Più precisamente, le navi container che trasportano merci, le petroliere, le navi da crociera e i traghetti. Queste imbarcazioni hanno un pescaggio superiore al limite massimo di 4,40 metri fissato ieri dalla Direzione marittima per entrare nel porto. Sono esclusi dai divieti, invece, i pescherecci che necessitano di una profondità non superiore a 4 metri.
DANNI PER MILIONI. Bruno Santori, presidente della società marittima Sanmar, nonché consulente esperto nominato dal Comune per le attività portuali, sostiene che i danni per i divieti di accesso allo scalo saranno ingentissimi. Parla di alcuni milioni di euro per ogni giorno di blocco. Basti pensare che nel porto di Pescara arrivano 70mila tonnellate di prodotti siderurgici all'anno, 10-15mila di merci varie, 20mila di oli vegetali e ben 350mila di prodotti petroliferi (benzina e gasolio). Tutte queste merci, ora, verranno dirottate sui porti di Ortona e Ancona e in parte trasportate con i Tir.
LETTERA AL MINISTERO. La Direzione marittima, dopo l'ordinanza, ha inviato una lettera al ministero delle Infrastrutture e alla Regione per fare presente la gravissima situazione e chiedere di intervenire con la massima urgenza per fare il dragaggio.

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