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Data: 08/02/2008
Testata giornalistica: Il Centro
Politiche e amministrative insieme. Election day deciso. Rutelli pensa a ricandidarsi sindaco di Roma

Sindaci, 7 giorni per dimettersi e correre per il Parlamento. Illy lascia

ROMA. Il governo è pronto a presentare un decreto per far tenere contemporaneamente alle elezioni politiche, il 13 e 14 aprile, anche le amministrative. E in vista dell'election day, Francesco Rutelli si prepara a scendere in corsa per Roma, dove la candidatura a premier di Walter Veltroni lascia scoperta la poltrona di sindaco. Tutti gli amministratori locali che vogliono candidarsi al Parlamento devono dimettersi entro sette giorni e Veltroni aspetterà fino all'ultimo, per approvare il piano regolatore di Roma. Riccardo Illy, presidente del Friuli Venezia Giulia, invece si è già dimesso.
Lo scopo - spiega Illy - è favorire l'election day e risparmiare denari e disagi ai cittadini.
L'accorpamento è già deciso dal governo, anche se non formalizzato. «Nel prossimo consiglio dei ministri - dice Prodi - faremo il decreto. C'è l'accordo per l'election day».
Accordo della maggioranza, perché nell'opposizione continuano a non volerne sentir parlare, almeno a livello nazionale. «Prendiamo atto che gli esponenti del Pd predicano il dialogo e praticano le prove di forza», dicono Bondi e Cicchitto, Forza Italia. E Schifani e Vito, capigruppo al Senato e alla Camera, fanno appello al capo dello Stato perché vigili sul rispetto dei diritti dell'opposizione. «Quando il Paese è chiamato a pronunciarsi sulla scelta del suo governo e dei suoi rappresentanti in Parlamento, non è corretto che venga distratto da altre consultazioni elettorali allo scopo di creare confusione e, quindi, determinare un voto elettorale irregolare».
Fini (An) parla di «ordalia elettorale» e non si comprende se si tratti di affermazione negativa o positiva dato che letteralmente significa «giudizio di Dio elettorale». An, poi, a livello locale, leggi Friuli Venezia Giulia, plaude all'accorpamento e alle dimissioni di Illy che lo permetteranno.
«Molto perplesso», si dice Lorenzo Cesa, segretario dell'Udc, mentre contrario è Piero Marrazzo, presidente della Regione Lazio, Pd. «In una città come Roma - spiega - si entrerebbe in cabina con 5 schede. Sarebbe come sottoporre il cittadino a un referendum: stai con il centrosinistra o con il centrodestra? Credo invece nel voto disgiunto». Voto che a Roma potrebbe vedere, per le comunali, il ritorno di Francesco Rutelli, già sindaco fra il 1994 e il 2001.
L'attuale vicepresidente del consiglio e ministro dei Beni culturali dice che ha ricevuto «una valanga di inviti» perché si candidi a sindaco, ma scioglierà la riserva fra dieci giorni. «Voglio prima ascoltare la mia città», spiega. Consultazioni alla Marini, dunque, per «comprendere se vi sono effettivamente le condizioni per accettare». Sarebbe la versione contraria della staffetta del 2001, quando Rutelli fu chiamato a guidare il centrosinistra e Veltroni prese il suo posto alla guida di Roma.
«Un deja vu», dice Pier Ferdinando Casini (Udc), che smentisce un suo interessamento alla poltrona di primo cittadino della capitale. La scelta del candidato del centrodestra avverrà anch'essa entro 10 giorni, si fanno i nomi di Alemanno, Michele Baldi e Giorgia Meloni. Un pensierino al Campidoglio lo fa anche Baccini, Rosa bianca.

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