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Pescara, 06/05/2026
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08/02/2008
Il Centro
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Lavoratori precari, l'allarme della Cgil. «Call center, no ai contratti a progetto gli operatori devono essere assunti» |
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SULMONA. È allarme per il lavoro precario sul territorio, soprattutto sul fronte dei call center. La Cgil, la prossima settimana, attiverà uno sportello dedicato ai lavoratori precari. Il sindacato, poi, non condivide la strategia messa in atto dal call center 3G e vede nell'annunciata stabilizzazione di 177 lavoratori (la Cgil non ha sottoscritto l'accordo) una sorta di vaso di Pandora che ha portato alla luce una miriade di problemi e disparità di trattamento tra i lavoratori. «Chiederemo accurate verifiche agli organi di controllo preposti» annunciano i sindacalisti «per capire se è davvero tutto in regola». Oltre alla disoccupazione, che in Valle Peligna sfiora il 30 per cento, adesso il campanello d'allarme arriva anche dal lavoro precario. Tanto, troppo su tutto il territorio e, ovvia conseguenza «di un tessuto occupazionale smagliato». «Il fenomeno» afferma Damiano Verrocchi della segreteria provinciale Cgil «sta assumendo vaste proporzioni, per questo il sindacato si sta organizzando con iniziative riservate ai lavoratori precari, attivando uno sportello». Il monito del sindacato è chiaro: sistemare i precari del call center 3G. «In base ad una circolare ministeriale» sostiene Marilena Scimia responsabile provinciale del settore call center per la Cgil «il lavoro svolto dagli operatori call center non può essere regolato con un contratto di collaborazione a progetto». Secondo il sindacato il piano assunzioni attuato dalla 3G non solo non rispetterebbe i lavoratori, ma neanche l'azienda. Nei prossimi mesi, infatti, per l'affidamento delle commesse saranno privilegiati i call center con i lavoratori stabilizzati. «Al momento della stabilizzazione alla 3G» aggiunge Scimia «i lavoratori non sono stati interpellati e così su 177 soltanto 36 sono rientrati con un contratto full time». Gli altri sono tutti a tempo determinato e con contratti part-time, 30 con 12 ore e mezzo la settimana, 75 con 20 ore e 36 con 30 ore. «Questa stabilizzazione scaglionata» continua la responsabile provinciale call center per la Cgil «non è il meglio che si potesse ottenere, perché riteniamo che queste condizioni non siano decorose per i lavoratori». Il sindacato, quindi, chiederà verifiche per i dipendenti a progetto nel call center, anche per capire meglio i criteri attuati per scegliere i lavoratori da stabilizzare a tempo pieno (36). Dai dati in possesso della Cgil, in provincia dell'Aquila sono 751 i lavoratori dei call center il cui rapporto di lavoro è regolato da un contratto a progetto. «Dati che si riferiscono ai call center ispezionati» puntualizza Sergio Di Marcantonio responsabile regionale del settore comunicazione (Cgil) «ma sicuramente il numero è superiore, per questo abbiamo chiesto alle aziende di sottoscrivere una carta di responsabilità che prevede l'affidamento delle commesse solo ai call center che rispettano i parametri fissati per la stabilizzazione dei lavoratori».
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