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Pescara, 06/05/2026
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Data: 08/02/2008
Testata giornalistica: Il Messaggero
Soldi in arrivo per il porto insabbiato. Fondali bassi, traffico merci ridotto al minimo: 800mila euro per il dragaggio

Traffico marittimo paralizzato, carico merci ridotto e assenza di un sito dove smaltire i fanghi fluviali. Sono le conseguenze dell'insabbiamento del fiume Pescara: un problema storico che affligge il porto canale della città e adesso mette a rischio l'ingresso, l'uscita e l'ormeggio di navi commerciali, traghetti e petroliere. Di qui la decisione del comandante della direzione marittima pescarese, Antonio Basile, di chiudere lo scalo alle navi con pescaggio superiore a 4,40 metri. Se finora i fondali all'altezza delle banchine avevano una profondità di 5-6 metri, a causa dell'interrimento in alcuni punti i fondali non superano i 3,50 metri di profondità. Una scelta obbligata, per salvaguardare la sicurezza del porto e delle imbarcazioni. A farne le spese sono le attività portuali, il traffico merci in arrivo e in partenza, vista l'impossibilità per i navigli di raggiungere i nuovi moli commerciali. A rischio anche il collegamento con la sponda croata.
Il problema è sempre lo stesso: il dragaggio. L'ultimo è stato effettuato a novembre: ma a fronte di una richiesta di 115mila metri cubi da dragare le operazioni hanno riguardato solo 25mila metri cubi di fanghi, dragati grazie ai fondi regionali stanziati negli anni passati, mentre per il 2007 e 2008 di quei fondi non c'è traccia. «Il porto canale è in una condizione tragica perché non viene dragato da anni - spiega Bruno Santori dell'agenzia marittima Sanmar -, mentre per le banchine interessate dalle manovre di ingresso e uscita la situazione è preoccupante perché i fondali si sono abbassati e ridotti di un metro. Questo vuol dire che i traffici marittimi che fanno scalo a Pescara verranno ridimensionati o dirottati verso altri porti con danni economici pari a milioni di euro ogni mese, per mancati guadagni e maggiori spese». Ma non è l'unico problema. In tutta la regione manca un sito dove smaltire i detriti del fiume. Finora le operazioni sono state eseguite in mare con l'okay del ministero dell'Ambiente, ma con le nuove normative ambientali non sarà più possibile farlo. «I fanghi una volta dragati - spiega il comandante di fregata Vincenzo Formante - dovrebbero essere conferiti nei siti a terra ma che in Abruzzo non ci sono. I più vicini si trovano a Bari e a Venezia, ma le operazioni hanno costi elevatissimi».
Intanto ieri l'ingegner Luigi Minenza, coordinatore dell'Ufficio opere marittime per il Lazio, Abruzzo e Sardegna del Ministero alle Infrastrutture, ha comunicato al Comune e all'assessore Padovano la richiesta inoltrata al ministero di 800mila euro per eseguire i lavori di dragaggio di 80mila metri cubi di fanghi. Per martedì, su richiesta del sindaco Luciano D'Alfonso, il prefetto Paolo Orrei ha convocato una riunione di lavoro tra i soggetti interessati per superare le criticità attuali. Tuttavia per Santori resta un ostacolo da superare: «Il principale interlocutore, la Regione, non ha previsto fondi per il dragaggio. Se non ci sarà una variazione di bilancio e non si farà uno sforzo per migliorare le condizioni del porto, la situazione già critica diventerà catastrofica».





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