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Pescara, 06/05/2026
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Data: 12/02/2008
Testata giornalistica: Il Centro
«Dopo il voto la giunta cambierà» Del Turco: spazio ai territori che non sono rappresentati

PESCARA. «Non c'è alcun dubbio, tra novanta giorni dovremo esaminare il risultato elettorale. Esaminare in primo luogo i territori abruzzesi rappresentati in Parlamento e, spetterà al governo regionale, dare voce a quei territori che saranno poco rappresentati nelle istituzioni della politica». Ottaviano Del Turco è fuori dalla mischia delle candidature ma segue con attenzione cosa si combina nel centrosinistra e, in particolare, nel Partito democratico. Chi, ad esempio, prevarrà nelle candidature, quali assessori faranno il comodo salto nelle prime caselle delle liste e, se sarà dato un posto anche all'area di minoranza quella che fa capo all'assessore Ginoble e ad Alleanza Riformista, la sua creatura politica.
Poi tirerà le somme e ridistribuirà incarichi e deleghe. Un modo per mettere in guardia, e sono tanti, chi oggi nella Regione già si immagina parlamentare. «Naturalmente durante la campagna elettorale mi guarderò bene dall'ipotizzare cambiamenti nella struttura della giunta», promette Del Turco, «fedele come rimango all'impegno che ho preso di sostituire solo gli assessori che decidono liberamente di andare a svolgere altre funzioni».
«Assumo la responsabilità» Una volta finite le elezioni allora sarà lui a ridisegnare una mappa di ruoli e poltrone. «Lo farò con calma», assicura il presidente della giunta, «assumendo sulle mie spalle le responsabilità di deleghe che debbono essere sempre sottratte alla voglia di spendere quel poco che c'è per fini elettorali». Tempo al tempo, ma oggi in merito agli assessori c'è da pensare ad altro, al caso «Mimmo Srour», che dal centrosinistra passerà con il suo leader Clemente Mastella al centrodestra, però è difficile che potrà rimanere sulla poltrona che gli ha assegnato Del Turco.
«Srour sarà leale» «Srour?», riflette Del Turco, «è stato una delle persone più leali che ho trovato nella mia esperienza politica abruzzese. Ed è tanto leale con me, quando lo sarà al momento di dover scegliere con Mastella, cui è legato da un vincolo di amiciza e solidarietà che io devo rispettare. Se alla fine le sue scelte lo portassero fuori dalla giunta, dico subito che sarebbe una perdita per l'Abruzzo, lo sarebbe per la maggioranza e, lo sarebbe per quella parte dell'opposizione che pensa ad interlocutori con cui è possibile discutere». Del Turco non crede nemmeno che la sua maggioranza in Consiglio regionale ne riceverà un colpo. I due consiglieri dell'Udeur,Liberato Aceto e Augusto Di Stanislao, hanno fatto sapere che rimarranno nel centrosinistra.
«La maggioranza è solida» «Ho visto che molti giornali parlano di questa vicenda dell'abbassamento della rappresentatività della maggioranza», commmenta Del Turco, «non spetta a me fare previsioni dei comportamenti dei consiglieri che la compongono, la mia impressione e che la scelta dell'Udeur abruzzese è di solidarietà e lealtà con la maggioranza con cui si è battuta alle elezioni. Sono convinto che il terremoto che sta cambiando la storia politica italiana non cambierà la natura e l'ampiezza della maggioranza che sostiene il governo regionale». Infine il «caso Boselli», il leader socialista non volle seguire il progetto di Del Turco di confluire nel Pd. Oggi la linea di Boselli appare in crisi dopo il no di Veltroni all'ingresso nel Partito democratico con le insegne socialiste.
«Boselli sul Pd sbagliò» «Il processo messo in moto da Veltroni», riflette Del Turco che per entrare nel PD ha dato vita ad Alleanza Riformista, «doveva essere in realtà la scelta dei partiti più piccoli di rilanciarsi in un progetto più grande e non a difendere una piccola bottega che doveva servire a produrre qualche parlamentare e qualche consigliere provinciale. Vittorio Foa scrisse 20 anni fa, un libro "La mossa del cavallo", Foa pensava a quel giocatore di scacchi che vive una fase della sua partita in condizioni di debolezza e di carenza di strategia, "La mossa del cavallo" negli scacchi tende ad uscire dal vicolo cieco, a cambiare la strategia del gioco e quella dell'avversario. Insomma a rimettersi in campo. Questo doveva essere la proposta di un piccolo partito che voleva continuare a far vivere la propria storia politica. E' prevalsa la logica dei piccoli parlamentari che hanno pensato solo al loro seggio. Noi per fortuna un pezzo della tradizione socialista l'abbiamo messa nel Partito democratico».

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