Il 13 aprile, dunque, si tornerà a votare dopo l'infruttuoso tentativo del presidente del Senato Franco Marini che non è riuscito a salvare la legislatura per l'assoluta indisponibilità dei partiti di destra, convinti, non si sa bene da che cosa, di stravincere le elezioni ma anche per le posizioni di alcuni partiti minori del centrosinistra. E così, si tornerà alle urne con una legge elettorale che il suo stesso estensore, il leghista Roberto Calderoli, ha signorilmente definito «una porcata». E sui giornali abruzzesi è iniziato il solito rincorrersi delle voci per le prossime candidature, alle quali sinceramente non sono interessato anche perchè riguarda i soliti noti.
Comunque, ritengo che come metodo da far valere per tutti gli aspiranti deputati e senatori, chi è già impegnato in un incarico elettivo, per rispetto degli impegni che ha preso nei confronti di chi lo ha votato, dovrebbe rimanere al suo posto sacrificando anche qualche legittima aspirazione. Ma penso anche che questa occasione dovrebbe consentirci di affrontare, una volta e per sempre, il problema del reale rinnovamento del modo di fare politica, impegnando, ad esempio, tutti coloro che hanno doppi incarichi di rappresentanza, a cederne uno.
Negli ultimi mesi è soffiato un vento antipolitico che ha avuto nel «grillismo» - un misto di qualunquismo e di populismo da quattro soldi - il suo degno profeta. Per evitare che il venticello diventi un tornado, penso che dovremmo eliminare i doppi incarichi di una «casta» che ha messo insieme, nel giro di pochi anni, intollerabili e non giustificati privilegi. Sostengo questa tesi non solo e non tanto per questioni bassamente economiche, quali i gettoni di presenza e le retribuzioni che si accumulano, quanto per un fatto di democrazia perchè sono convinto che in una società sempre più complessa e articolata, la soluzione dei problemi richieda più studio e specializzazione ed è fuori discussione che dedicandosi ad un solo incarico, oltre che alla propria professione, ne guadagnerebbe la democrazia sostanziale che si arricchirebbe di nuovi protagonisti.
Nella nostra regione ci sono deputati, senatori e consiglieri regionali che sono contemporaneamente anche presidenti di consiglio comunale e consiglieri comunali, sindaci che sono anche consiglieri provinciali, presidenti provinciali che sono anche consiglieri nei loro Comuni: penso che sia giunto il momento, se vogliamo un reale rinnovamento del fare politica, di affrontare e risolvere questo problema a destra, centro e sinistra.
* Già segretario della Cgil Abruzzo