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Pescara, 06/05/2026
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13/02/2008
Il Centro
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Berlusconi: pensioni, torneremo allo scalone. Lotta all'evasione, ma senza terrorizzare. Via l'Ici, giù le tasse, subito il ponte di Messina |
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«L'Udc rinunci al suo simbolo, che non ha storia». Casini: niente annessioni. A Porta a Porta dichiara: vincerò, sono indispensabile ROMA. «C'è bisogno di un cambio di governo e, sembra, che Silvio Berlusconi sia ancora indispensabile». Il Cavaliere, «sicuro di vincere», dopo due anni si presenta nel salotto di Bruno Vespa per lanciare il suo programma elettorale, che parte dalla detassazione degli straordinari e dall'abolizione dell'Ici sulla prima casa, ma il primo affondo che parte con insolita asprezza è per Casini. L'Udc non vuole rinunciare al suo simbolo e chiede un accordo elettorale come è stato concesso alla Lega? La risposta di Berlusconi è no. «Se condividono il nostro programma, i nostri valori e i nostri ideali, se vogliono il gruppo parlamentare unico, non capisco perché debbano restare legati ad un simbolo che non ha una storia come quella della Dc. Io insisto che debbano presentarsi con il Partito del Popolo della Libertà». L'aut aut è secco ed è accompagnato da un paio di considerazioni che fanno capire come le strade dei due ex alleati non siano destinate ad incontrarsi. Il Cavaliere sfrutta la tribuna Tv che gli viene offerta dalla registrazione di Porta a Porta per ricordare quanto sia stato difficile convivere fino ad oggi con i centristi. E il primo sassolino che si toglie dalla scarpa riguarda proprio la scorsa campagna elettorale, quando l'allora segretario dell'Udc, Marco Follini, chiedeva che a guidare il Polo non fosse più Berlusconi. Un «incidente» che questa volta non si verificherà. «E' impensabile che, in piena campagna elettorale, qualcuno vada a dire che Berlusconi, pur avendo firmato la sua leadership, non è più il candidato premier. Non possiamo corre questo rischio» spiega il Cavaliere che ricorda come la presenza dell'Udc quando la Cdl era al governo impedì l'approvazione di importanti provvedimenti: «Non posso più rinunciare, come accaduto la scorsa legislatura, al 15% del programma». Assestato il colpo a Pier, Berlusconi dice che la stessa cosa (cioè una annessione nel Pdl) viene chiesta anche a Dini e Mastella e spiega che anche Forza Italia e An rinunceranno al proprio simbolo per fare spazio al listone: «Chiediamo la stessa generosità a Casini». La risposta, piccata, arriva poco dopo. Davanti alle telecamere del Tg1, il presidente dell'Udc dice chiaro e tondo che la richiesta del Cavaliere è irricevibile. «I moderati ci vogliono uniti, noi siamo disponibili a unirci, ma non ci si può chiedere di annetterci perché sarebbe poco dignitoso. Un polo liberale non nasce all'insegna della discriminazione verso qualcuno» protesta Casini, che fa notare al Cavaliere che se ad aprile si vota il merito è soprattutto dell'Udc, che ha detto no al governo per la riforma elettorale. «Se il nostro partito non fosse stato un esempio di coerenza e di serietà, noi oggi non avremmo la campagna elettorale, ma un governo Marini» ricorda Casini, che annuncia i tre punti centrali della campagna elettorale dl suo partito: difendere l'identità cristiana dell'Italia, sì al nucleare, premiare il «merito» sul lavoro. Escluso l'apparentamento con Storace («E' giusto che la Destra abbia una sua visibilità...»), Berlusconi cita Benigno Zaccagnini al posto di Mino Martinazzoli e passa ad illustrare i punti forti della campagna elettorale. E la prima promessa, che viene annunciata davanti allo scrittoio di ciliegio sul quale firmò il famoso «contratto con gli italiani» nel 2001, è quella di ridurre le tasse (ritorna il tema dell'aliquota al 33%) cominciando dall'abolizione dell'Ici sulla prima casa e dalla detassazione degli straordinari. Il Cavaliere rilancia il progetto delle grandi opere infrastrutturali (come il Ponte sullo Stretto) e promette che cambierà la riforma delle pensioni: «La riforma operata dalla sinistra ha portato ad un aumento dei costi insostenibili per i conti dello Stato. Modificheremo la diminuzione dell'età pensionabile, ritorneremo alla nostra riforma». Via libera anche alla politica dei condoni: «Il condono è stato positivo perché ha allargato la base imponibile». La lotta all'evasione? Sì, ma senza terrorizzare.
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