Sbloccati 200mila euro da tempo congelati al Consorzio Asi
PESCARA. Subito il primo intervento urgente di dragaggio dei fondali con la somma già disponibile: i 200 mila euro affidati dalla Regione al consorzio Asi Val Pescara. Quindi la richiesta al ministero dell'Ambiente per la firma del decreto che consente di smaltire a mare i fanghi prelevati alla foce del fiume (la precedente autorizzazione era scaduta il 10 gennaio scorso). Poi i programmi a lungo e medio termine: istituzione di una Autorità portuale che il piccolo scalo di Pescara potrà permettersi solo con il coinvolgimento di quello di Ortona, e l'impegno della Regione a reperire subito gli ulteriori finanziamenti necessari a dragare i circa 100mila metri cubi di detriti dai fondali che oggi rendono impraticabili le banchine.
Dal tavolo convocato ieri dal prefetto Paolo Orrei per affrontare l'emergenza cronica del porto, emergono sostanzialmente due cose: l'urgenza di un intervento immediato per ridare agibilità allo scalo dopo l'ordinanza del 4 febbraio scorso emessa dalla Direzione marittima che ha interdetto la navigazione alle imbarcazioni con pescaggio superiore ai 4,40 metri, e la consapevolezza che di emergenza in emergenza non si va da nessuna parte. Né è possibile accreditare Pescara come la «porta tra la vecchia e la nuova Europa», parlando di «autostrada del mare», quando ai partner dirimpettai non si offre neanche una mulattiera.
IL PREFETTO ORREI. Il tavolo convocato ieri dal prefetto Paolo Orrei è servito soprattutto al neo inquilino di palazzo dei Marmi per conoscere più da vicino le problematiche del porto. Due ore a colloquio con i tecnici della Regione, il comandante della Direzione marittima Antonio Basile, il sindaco Luciano D'Alfonso, i rappresentanti del Genio civile Opera marittime e del consorzio industriale, per esordire poi davanti ai cronisti con una battuta: «Vedo che quello dei rifiuti è il mio destino, solo che prima me li ritrovavo in strada, ora sotto il mare...». Un riferimento al precedente incarico in Campania, nella sede di Avellino da cui proviene. Anche se subito dopo il prefetto si lascia andare all'ottimismo: «La riunione è stata fruttuosa. Iniziano subito i lavori di dragaggio dei fondali, poi in due o tre giorni si attende l'autorizzazione del ministero dell'Ambiente per lo smaltimento di ulteriori 35.000 metri cubi di materiale. La Regione ha già fatto sapere che garantirà la copertura dei fondi. L'obiettivo finale, dopo il primo intervento di pulizia, è il dragaggio dei circa 100 mila metri cubi di materiale necessario per assicurare la piena agibilità del porto. Intanto nell'immediato si toglie quello che si può, poi chiederemo subito un'altra proroga».
L'AUTORITA' PORTUALE. Il sindaco D'Alfonso guarda però oltre, lasciando capire che la cura della febbre non basta ma che bisogna risalire ai sintomi della patologia del porto: «I problemi sono di due tipi», spiega, «oggi una delle principali difficoltà nelle operazioni di dragaggio dei fondali riguarda l'inquinamento del fiume, perché le sostanze che esso trascina alla foce, depositandole ai piedi delle banchine del porto, sono altamente inquinanti e non possono essere smaltite a mare. Dunque, il primo intervento da fare è sul disinquinamento del fiume a monte, e il commissario del bacino idrico Aterno-Pescara, Adriano Goio, è stato dodato dei finanziamenti e dei poteri speciali per occuparsene».
Il sindaco insiste però anche su un altro punto per evitare che le problematiche del porto di Pescara vengano affrontare sempre con strumenti di emergenza: «E' indispensabile che il nostro scalo sia dotato di una draga permanente, ma per far questo occorre istituire l'Authority portuale, coinvolgendo la vicina Ortona nel rispetto delle legittime vocazioni dei due territori: un porto turistico e un porto commerciale che interagiscono legittimando la presenza di un'unica Autorità portuale». Ad assicurare l'impegno della Regione Abruzzo per lo stanziamento di nuovi fondi destinati al dragaggio è stato il dirigente Franco Costantini, presente al tavolo in prefettura.