Era l'ottobre del 1980 quando in 40mila tra operai e impiegati del Mirafiori marciarono per le vie di Torino per protestare contro i 15mila licenziamenti annunciati dalla Fiat. «Trentacinque giorni di sciopero, che si conclusero con una sconfitta, che ha poi segnato tutto il periodo successivo, fino a definire molte delle condizioni negative in cui gli operai si trovano oggi a lavorare». Il segretario nazionale della Fiom-Cgil Gianni Rinaldini, presente ieri sera a Pescara per la proiezione di "Signorinaeffe" - il film sulla storica marcia dei 40mila - spiega così il fallimento delle lotte operaie degli anni '70 e il problematico presente delle tute blu. «Oggi - continua Rinaldini - tornano più forti che mai i problemi di retribuzione, ma soprattutto di orario, ritmi del lavoro, sicurezza». Presenti all'incontro di ieri, organizzato da Rifondazione comunista a favore dei familiari delle vittime della ThyssenKrupp, anche la regista Wilma Labate.
Retribuzioni, precarietà, sicurezza: sono queste le spine di un mondo sommerso che in Abruzzo conta circa 50mila tute blu. «Nonostante da tempo si dica in via di estinzione, il settore dei metalmeccanici sta rifiorendo», dice il segretario della Fiom-Cgil Nicola Di Matteo, «anche se c'è sproporzione tra i territori: l'area più florida è quella del Chietino, che assorbe il 50% degli occupati del settore, mentre a Pescara si concentra appena il 10% del settore». Nella capitale del terziario resiste comunque un esercito di 28mila operai che rappresenta il 25% dei lavoratori. «A Pescara - spiega il segretario provinciale della Cgil Paolo Castellucci - c'è una storia industriale antica, che risale ai primi del '900 con il polo chimico, e ci sono ancora aziende importanti come la Fater, la Brioni, Novares, Merker». Dalle lotte degli anni '70 che gli operai della Monti e Montedison hanno portato avanti per i salari e contro lo spettro del licenziamento, passando per la deindustrializzazione e lo smantellamento di molti stabilimenti: è una storia di lotte lunga più di un quarantennio. «La figura dell'operaio sembra diventata invisibile - dice Paolo Castellucci - eppure c'è una classe che continua a fare i conti con condizioni lavorative pessime, con problemi di sicurezza, di salari e precarietà, senza pensare al lavoro nero e al caporalato». Proprio ieri il primo incontro tra sindacati e Confindustria per discutere su un piano di rilancio dell'industria e dell'economia pescarese. «La struttura industriale ha ancora un forte rilievo economico che però viene sottovalutato», dice infine Castellucci, «è necessario intervenire, puntando sull'alta moda a Penne e sul futuro del polo di Bussi. Pescara è sì la capitale del terziario, ma dietro le luci della ribalta si nasconde una crisi economica profonda che ci pone all'ultimo posto nella regione per numero di occupati».