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Pescara, 06/05/2026
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13/02/2008
Il Messaggero
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Melilla decide: sto con D'Alfonso. Melina di Teodoro e dipietristi, l'influenza aiuta gli indecisi. I tormenti del centrosinistra. Il leader Sd mette all'angolo Acerbo: giunta ok, non possiamo rompere |
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Periodaccio: marca visita Gianni Teodoro il vicesindaco dei teddiboys a letto con l'influenza dal giorno in cui doveva decidere se stare di qua o di là e quindi con D'Alfonso o contro di lui e nel qual caso dimettersi. Messi alle strette i parenti-serpenti accusano un crollo delle difese immunitarie e buon per loro che anche uno dei giudici che li aveva messi con le spalle al muro, il diessino Angelo Tenaglia, è stato provvidenzialmente per i teddis colpito da bronchite. Così temporeggia Teodoro che prima di ripiegare sull'influenza era stato bersagliato dal corteggiamento denso di promesse del piddì, e siccome si sa che il virus quest'anno è particolarmente malefico, vuoi mettere che arriva fino alla presentazione delle liste? «L'istruttoria si è impantanata - confessa l'altro giudice, Enzo Del Vecchio - e di visita fiscale non se ne parla, ci siamo fidati del certificato medico, anche in attesa degli sviluppi romani». E come Teodoro temporeggia anche Rocco Persico dell'Italia dei Valori in un comodo op-op e mette il silenziatore Carlo Costantini in attesa delle decisioni dipietriste, e temporeggia pure Rifondazione che vuoi o non vuoi alla fine sta sullo stesso carro dei parenti-serpenti: di chi insomma resta saldamente in sella alla giunta di centrosinistra ma medita di andare da solo alle elezioni, perchè tanto nessuno se ne accorge. Così i trasformisti di ogni colore politico, che degli elettori si sa hanno poca stima, sperano tanto che non si faccia l'election day: in questo modo saranno liberi alle politiche di chiedere il voto per il Pd, mettiamo, nel caso in cui Di Pietro si affilii a Veltroni, e per la lista Idv e Costantini alle amministrative nel caso in cui lui decida di correre contro D'Alfonso. Perfidi, i parenti-serpenti? Perfidi tanto quanto chi li lascia fare, e che nel tergiversare e nel temporeggiare vede comunque una utilità, magari da riacchiappare al secondo turno. Più diretta Sinistra democratica che esce allo scoperto e inchioda Rifondazione: «A mio avviso non esiste ragionamento politico convincente per rompere l'alleanza che a Pescara ha prodotto in cinque anni un progresso evidente, nel verde, nell'urbanistica, nel rifacimento di strade, fogne e marciapiedi - dice convinto il coordinatore regionale Gianni Melilla - Il nostro è un giudizio talmente positivo che non possiamo in nessun caso rinunciare all'alleanza con D'Alfonso. Certo, è un'alleanza da migliorare in modo più coraggioso e dinamico (nelle politiche sociali, nell'attenzione alle periferie), ma alla strada tracciata da noi non vedo alternative». E significa che Sinistra democratica sosterrà Luciano D'Alfonso, insieme a Verdi e comunisti italiani, a costo di rompere con Rifondazione, a costo di sacrificare l'unità della Sinistra. «Se stiamo al governo, mi sembra autolesionistico non appoggiare la maggioranza uscente», rilancia Melilla che in ogni caso non sarà vicesindaco nella ipotetica e futura giunta D'Alfonso, carica incompatibile con quella di consigliere regionale, anche se il sindaco gliel'ha offerta. Difficile da spiegare in effetti il traccheggio di Rifondazione, soprattutto dopo le parole di Bertinotti che a Roma appoggerà Rutelli (nella capitale si ipotizza un ticket col viceministro degli Esteri Patrizia Sentinelli) e che nel resto d'Italia conferma la presenza del Prc ovunque ci siano alleanze col centrosinistra. «Non vogliamo fare da stampella al Pd», dice il segretario Marco Fars. E la Sinistra, quell'altra, teme che ad agitare le notti rifondazioniste sia il demone-Montesilvano, quell'autolesionistica tentazione per dirla con Melilla, che ha portato il partito di Bertinotti e quello dipietrista a correre da soli. Totalizzando un magro cinque per cento.
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