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Data: 13/02/2008
Testata giornalistica: Il Messaggero
Nuovi contratti, intesa tra sindacati. Cgil, Cisl, Uil trovano l'accordo che sarà formalizzato sabato. Proposta la "scala mobile light" per gli aumenti nazionali

ROMA «Linee di riforma della struttura della contrattazione». Titolo di un documento di quattro pagine che condensa la posizione unitaria di Cgil, Cisl, Uil su un tema - quello appunto del modello contrattuale - che è caldissimo per quanto datato e che potrebbe diventare centrale subito dopo le elezioni. Anche perchè gli altri due temi, quello dei salari e del fisco, sono strettamente legati al primo. Un documento sul quale le confederazioni hanno trovato una difficile intesa dopo mesi, se non addirittura anni, di discussioni. Ed è già una notizia. Il testo del protocollo sarà formalizzato sabato prossimo in occasione della riunione dei delegati delle tre organizzazioni.
«Inflazione realisticamente prevedibile». E' uno dei passaggi più significativi del documento perchè disegna uno scenario nuovo nel concetto di quantificare - sempre secondo i sindacati - il tasso di inflazione che nell'accordo del '93 veniva definita semplicemente come «programmata». Il nuovo modello prevede, infatti, una disposizione di «meccanismi certi di recupero». Cioè molto più vicini ed attendibili all'incremento effettivo del costo della vita. Qualcuno, persino all'interno del sindacato, si spinge a parlare di una sorta di ritorno alla «scala mobile». Il nuovo modello contrattuale prevede anche il superamento del biennio economico e fissa in tre anni la sua vigenza, unificando così la parte economica e normativa. Ma soprattutto chiede il rispetto della tempistica degli accordi che spesso è causa di estenuanti per quanto dispendiose vertenze. Poichè - sottolineano Cgil, Cisl, Uil - le "una tantum" a posteriori non recuperano mai del tutto il periodo di vacanza contrattuale «va considerata l'introduzione di penalizzazioni in caso di mancato rispetto delle scadenze». Cioè ogni ritardo, dovrebbe essere pagato. «E comunque si può pensare di fissare la decorrenza dei nuovi minimi salariali dalla scadenza del vecchio contratto, superando così la concezione della "vacanza contrattuale", di una tantum o indennità sostitutive». In altre parole, gli aumenti sui nuovi contratti nazionali dovrebbero scattare dal giorno dopo in cui sono scaduti i vecchi.Ovviamente, vengono fissati i paletti tra gli accordi nazionali e quelli di secondo livello. I primi dovranno definire la «difesa del potere di acquisto, la normativa generale, le regolazione del sistema di relazioni industriali». Il modello del settore pubblico dovrà adottare regole analoghe a quelle del settore privato «attraverso opportuni interventi di delegificazione da definire». La contrattazione di secondo livello sarà incentrata sul salario per obiettivi rispetto a parametri di produttività, qualità, redditività, efficienza ed efficacia. Saranno i contratti nazionali a stabilire la quota dalla quale partire per individuare gli aumenti salariali aziendali e/o territoriali. Il secondo livello verrà applicato anche nelle pubbliche amministrazioni. Secondo i sindacati, dovrebbe essere svolta una verifica sulle aree dei contratti nazionali (oltre 400) con la possibilità di procedere ad accorpamenti per aree omogenee e per settori.

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