Finisce con un abbraccio l'incontro tra i familiari delle vittime di Primavalle e dei terroristi neri
ROMA. «Ero sicuro che ci saremmo ritrovati e quel giorno è arrivato». Nonostante l'orario non fosse proprio di quelli più comodi, nove e mezza di domenica mattina, Walter Veltroni è stato tra i primi a fare il suo personale in bocca a lupo a ?la sinistra per il governo', l'associazione che vede tra i promotori Famiano Crucianelli, il sindaco dell'Aquila Massimo Cialente, ma soprattutto Paolo Nerozzi, segretario confederale della Cgil, cha lascia ufficialmente sinistra democratica. Di fronte, una platea composta da una fetta consistente di esponenti della Cgil e con in prima fila il leader Guglielmo Epifani.
Il segretario del Pd mette in evidenza il contributo «essenziale» del sindacato per stilare «un programma riformista» che ha al primo punto la lotta alla precarietà. Veltroni la definisce la «sua ossessione civile»: il primo intervento proposto è l'introduzione di un salario minimo «per i giovani precari che si trovano in una condizione insostenibile». La precarietà «devasta il Paese», ma la vera «tragedia» è, per Veltroni, «il conservatorismo». Quello messo sotto accusa da Veltroni è l'atteggiamento di una certa sinistra che in questi anni ha solo «coltivato la parola ?difendere'». Il leader del Pd non cita mai direttamente la sinistra radicale ma è pronto a mettere in discussione le sue tesi: «E' sbagliata l'idea che un piccolo imprenditore che ha 50 operai sia un padrone contro cui lottare», dice interrotto da un lungo applauso. «Spesso - sottolinea - è anche lui un operaio che magari si è messo in proprio e si spacca la schiena». A dividere il Pd dalla ?Cosa rossa' non è solo l'approccio diverso al tema del lavoro. Il rimprovero per gli ex alleati è anche quello di voler applicare «strutture che appartenevano al ?900 ad una società del 2000» con il rischio, avverte Veltroni che «si finisce per lasciare scoperti dei diritti». Di fronte ad una sinistra che pensa solo a conservare, Veltroni non nasconde «quanto sia bello stare da soli, discutendo solo con una comunità coesa», ma soprattutto «non aver paura di dire cose mentre chi è con te dice l'esatto contrario». Chiusa la porta alla sinistra, il segretario del Pd punta però a lasciarsi alle spalle gli ultimi 15 anni di vita politica: «Un dibattito marziano - è il giudizio di Veltroni - in cui si discuteva sempre delle stesse cose. La responsabilità è di un ciclo politico che si è concluso». L'aver riconosciuto questo per Veltroni equivale ad aver messo il Pd «in sintonia con la ripresa».
Epifani ribadisce la distinzione di funzioni e ruoli. «Bisogna riacquistare la fiducia, ognuno per la sua parte, senza mescolare i ruoli per riprogettare il Paese», precisa, con Veltroni che lo ascolta in prima fila. Ma poi non può fare a meno di sottolineare quelle parti del programma del Pd che «coincidono con le richieste sindacali»: dal sostegno dei redditi alla lotta al precariato, dalla centralità dello sviluppo all'attenzione per la sicurezza sul lavoro. «Non ci potrà mai essere nessuna forza progressista che non parta dalla centralità e dalla dignità del lavoro». Il sindacalista aggiunge che, assieme al lavoro, i programmi elettorali debbono mettere al centro anche il tema dello sviluppo («E Veltroni - nota - lo ha messo al primo punto»). «Senza sviluppo non c'è reddito, non c'è welfare, non c'è nessuna prospettiva per i giovani», dice. Epifani richiama anche un'altra parte del programma presentato da Veltroni che corrisponde alle richieste sindacali: il fisco. «Bisogna partire dalle detrazioni per il lavoro dipendente e per le pensioni. Poi si può fare tutto il resto. C'è bisogno di un fisco che parli con amicizia e rispetto al mondo del lavoro».