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Data: 26/02/2008
Testata giornalistica: Il Messaggero
Asse tra Walter ed Epifani per battere i massimalisti di Nino Bertoloni Meli

ROMA Nella «sinistra conservatrice» Walter Veltroni non mette sicuramente Guglielmo Epifani e il sindacato. Anzi. I due leader, del Pd e della Cgil, si sono incontrati più volte in queste settimane, Epifani conosce il programma che oggi Veltroni presenterà in pompa magna, vi ha anche contribuito con più di un suggerimento. Solo di una cosa aveva voluto sincerarsi bene Epifani, quando Veltroni candidò Matteo Colaninno, «significa che il Pd guarda da una parte sola?», ma subito seguì l'operaio della Thyssen, e insomma la sintonia tra i due è pressoché totale. Il leader Cgil aveva a suo tempo accolto freddamente la nascita del Pd in epoca pre-veltroniana, non si era visto né alle kermesse del Pd, né all'ultima costituente della Fiera di Roma, ma ieri stava in primissima fila al cinema del centro strapieno di domenica mattina pronto ad annuire, a benedire e anche a intervenire, come ha fatto. E qui si è capito che la sintonia Walter-Guglielmo è culturale prima ancora che politica: «Senza sviluppo non c'è futuro», ha scandito il leader Cgil, «senza sviluppo non c'è reddito, non c'è welfare, non c'è prospettiva per i giovani». Miele per le orecchie democrat. Pd e sindacato sono pronti a siglare un "patto per la crescita" con una nuova fase di concertazione: non più solo finalizzata alla stabilità come ai tempi di Ciampi, "ma anche" a sviluppo e crescita coinvolgendo piccole e medie imprese, come la candidatura di Sangalli testimonia.
Per Veltroni, l'attuale leader Cgil rientra nei parametri dell'homo novus democrat: Epifani non è diventato numero uno perché scelto dalle segreterie di partito, non è un "pollo di batteria" ex pci-pds, non concepisce il sindacato solo come conflitto "ma anche" come confronto. «Il "ma anche" ci piace, dà il senso del limite», ha riconosciuto Paolo Nerozzi, ex segretario Cgil degli statali e capofila della pattuglia cgiellina che ha abbandonato l'avventura di Sinistra democratica per aderire al Pd (lo stesso han fatto Famiano Crucianelli, Massimo Cialente e altri). Un addio a quell'ala massimalista che tanto ha pesato nella sinistra italiana.
«Sì, è un momento felice nel rapporto tra Pd e sindacato», spiega Giorgio Tonini, della prima cerchia veltroniana, «in tutti e tre i sindacati si sono affermate leadership riformiste e il momento di svolta è stato il referendum sul welfare, dove il sindacato si è trovato a fianco il Pd e contraria la sinistra alternativa». Significa che marceranno d'amore e d'accordo? Sicuramente non è il tempo delle firme separate Cofferati-Pezzotta con corollario di stracci che volavano. Ci sarà da subito un banco di prova per tutti: tra i punti centrali del programma veltroniano ci sono la riforma del salario da legare alla produttività e alla crescita e non legato soltanto alla contrattazione. E c'è il fronte del pubblico impiego dove la Cisl in particolare rimane un'incognita ed è chiamata a dare prova di sé per capire quanto e se recepisce la tesi veltroniana di prestazioni migliori con minori spese. E qui c'è Pietro Ichino che vigila.



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