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Pescara, 06/05/2026
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Data: 26/02/2008
Testata giornalistica: Il Centro
Amministrative di Pescara. Centrodestra spaccato, i candidati restano due. L'Udc: «Da soli con Masci», il Pdl non cede su Albore Mascia. Oggi la decisione

PESCARA. L'accordo non c'è. A quindici giorni dalla scadenza per la presentazione delle liste dei candidati, il centrodestra non ha ancora un nome da opporre a Luciano D'Alfonso nella corsa a sindaco. Ieri il Pdl e l'Udc hanno offerto un altro spettacolo da separati in casa. Anzi, in mattinata sono arrivati a sfidarsi apertamente quando il candidato sindaco del partito di Casini, Carlo Masci, ha convocato la stampa per annunciare: «Ci presentiamo da soli».
Accadeva poco prima di mezzogiorno nella sala del gruppo comunale dell'Udc, a Palazzo di città, con il segretario regionale del partito, Antonio Menna, che lanciava bordate a «qualche Berluscones» del Pdl (il riferimento è al senatore Andrea Pastore ndr) che a detta di Menna aveva posto condizioni «offensive» per convergere sulla candidatura di Masci. Quella insuperabile, al momento, prevede la rinuncia di Masci alla corsa al Senato (nel 2006 perse il seggio per 800 voti) o alla Camera dei deputati.
LO SCONTRO. La conferenza stampa convocata in mattinata dall'Udc per giocare d'anticipo sugli alleati ha invece spiazzato tutti. Per le 15 era già stato fissato il vertice del Pdl, dove An e Forza Italia contavano di uscire con il nome dello sfidante di D'Alfonso da presentare alla città. Ma sul tavolo restava a quel punto solo la candidatura del consigliere comunale di An Luigi Albore Mascia e qualche frustrazione diffusa, come quella di Nicoletta Verì, capogruppo comunale uscente di Forza Italia.
IL VERTICE A VUOTO. Un incontro serrato di cinque ore non è stato sufficiente al Partito delle libertà, nel pomeriggio, per trovare una convergenza sul nome del candidato sindaco. An, rappresentato dal segretario provinciale Lorenzo Sospiri e da Fabrizio Di Stefano ha insistito per Albore Mascia. Forza Italia, con il coordinatore provinciale Guerino Testa, si è allineata. Al tavolo si sono uniti più tardi anche Masci e Menna: «Fateci parlare con i nostri vertici nazionali». Ma il tentativo di rintracciare Casini è andato a vuoto. Masci ci proverà nella mattinata di oggi e per le 12 il Pdl ha annunciato un nuovo vertice «per le definitive decisioni».
GLI SCENARI POSSIBILI. La candidatura a sindaco dell'ex sfidante di Luciano D'Alfonso («nel 2003 la sua fu una vittoria morale») ha detto ieri Menna, potrebbe passare dalla rinuncia alla candidatura al Senato nella circoscrizione Abruzzo, ma non è escluso che il «paracadute» arrivi da un'altra regione.
Del resto, dopo aver chiuso il tavolo delle trattative sulla Sicilia e a Roma, i vertici nazionali dell' Udc e del Pdl concentreranno ora la loro attenzione sulle altre regioni ancora segnate dall'incertezza. E tra queste c'è appunto il «caso» Pescara, dove, proprio per un intervento dall'alto, potrebbe tornare addirittura in campo la candidatura a sindaco del senatore Andrea Pastore: se chiama Berlusconi sarà difficile dire no.
Altrimenti ognuno per la sua strada: il giovane avvocato 42enne Luigi Albore Mascia candidato sindaco del Pdl, e Carlo Masci in campo sotto la bandiera dell'Udc, Pescara Futura e altre liste (non è escluso il sostegno de La Destra). E non è finita. Tra oggi e domani Pierferdinando Casini e Bruno Tabacci dovrebbero annunciare la nascita del nuovo soggetto di centro nato dalla fusione dell'Udc con la Rosa bianca. Secondo le prime indiscrezioni trapelate dalla capitale si chiamerà "Centro popolare", manterrà il simbolo dello scudo crociato e il nome di Casini come candidato premier, ma perderà la sigla Udc.
Anche questo potrebbe agevolare Masci nella corsa a sindaco sotto la bandiera della nuova formazione di centro e far convergere sulla sua candidatura un elettorato di area moderata vastissimo nella città di Pescara, ma ancora oggi disperso in mille rivoli.
Menna ha ricordato tra l'altro che Masci «è stato uno dei consiglieri di opposizione più attivi nella legislatura che sta per concludersi». E ha insistito: «Noi siamo convinti delle scelte fatte a livello nazionale. Volevano che rinunciassimo al nostro simbolo e ai nostri valori, ora non è più un problema nostro».

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