«Necessario un patto post elettorale per combattere questa situazione»
ROMA. Un patto post-elettorale tra le forze politiche per frenare l'inflazione galoppante che è arrivata ormai all'8%. A chiederlo è Gian Maria Fara, presidente dell'Eurispes, secondo il quale «la sola via d'uscita è avere il coraggio di guardare in faccia la realtà.
Una situazione grave come quella che stiamo vivendo dovrebbe indurre le forze politiche, una volta superata la fase elettorale e indipendentemente dal risultato, a fare fronte comune per gestire un'emergenza che rischia di trascinare il Paese verso un irrecuperabile declino». Dal 2001-2005 l'Eurispes ha calcolato una crescita complessiva dell'inflazione del 23,7%. Dopo una fase di stasi, spiega l'istituto di ricerca, l'inflazione ha ripreso a crescere nel corso del 2006 e 2007 ad una media del 5% e ha registrato negli ultimi mesi del 2007 e in questi primi mesi del 2008 una nuova fiammata fino all'8%.
In considerazione di questo andamento, «la perdita media del potere d'acquisto tra le diverse categorie si è ormai attestata intorno al 35%». Vi sono moltissime coppie, specie quelle più giovani, prosegue l'Eurispes, che «per arrivare a fine mese» si fanno ancora aiutare dalle rispettive famiglie di origine. In molti altri casi, invece, il marito o la moglie saranno costretti a trovare un secondo lavoro per far fronte alle esigenze familiari. «Secondo i nostri calcoli - continua Fara - il reddito delle famiglie viene integrato ogni mese con 1.330 euro «in nero», necessari affinchè si possano far quadrare i conti. Gli italiani insomma sono sempre più costretti ad essere stakanovisti per sopravvivere».
Secondo quanto appurato dal centro studi all'inizio di quest'anno, solo poco più di un terzo delle famiglie italiane riesce ad arrivare alla fine del mese. In parallelo, l'aumento del credito al consumo nel nostro Paese «non è dovuto ad un dinamismo economico, ma solo dettato dalla necessità». Un italiano su quattro ricorre al credito al consumo per arrivare alla fine del mese.
«A ciò si aggiunga - conclude l'Eurispes - che gli stipendi italiani sono tra i più bassi d'Europa. Questo perchè essi non sono stati adeguati alla crescita dell'inflazione reale. In pratica i lavoratori sono pagati in lire, ma comprano in euro. Perdita del potere d'acquisto, dunque, salari tra i più bassi d'Europa, aumento vertiginoso dei prezzi dei beni, anche quelli di prima necessità, ricorso al credito al consumo come forma di integrazione al reddito».
L'aumento dell'indebitamento delle famiglie per l'Adoc, l'associazione di difesa dei consumatori, «è una conferma delle denunce fatte da tempo a proposito dell'erosione del potere d'acquisto e del prosciugamento dei risparmi. Il livello medio d'indebitamento delle famiglie è di 25 mila euro, considerando anche i mutui», commenta Carlo Pileri, presidente dell'Adoc, «e a oggi il 75% delle famiglie fa ricorso sistematico al credito al consumo: dall'acquisto rateale di elettrodomestici o auto, all'utilizzo di carte di credito revolving, che hanno il più alto tasso d'interessi, al semplice conto credito segnato dal droghiere». E necessario, secondo l'Adoc, fare interventi più significativi per combattere il caro vita. «Si può ridiscutere l'opportunità, nell'emergenza, di ripristinare i prezzi controllati per alcuni beni, a partire dai carburanti - continua Pileri - infine, nutriamo dubbi sulla politica della Bce di mantenere inalterato il costo del denaro: