PESCARA. Divisi da una vocale: il Pdl lancia Luigi Albore Mascia nella corsa a sindaco, l'Udc va avanti con Carlo Masci. Due avvocati pescaresi dal cognome quasi identico, compagni di banco all'opposizione nell'ultima legislatura comunale ma che ora si ritroveranno avversari nella sfida per il sindaco. Così l'anti-D'Alfonso si fa in due, riproponendo anche a Pescara, in vista dell'election day del 13 e 14 aprile, lo scenario nazionale: Casini da una parte, Fini e Berlusconi dall'altra. Ieri il Pdl ha fatto l'ultimo tentativo per ricomporre lo strappo annunciato da Masci lunedì.
Ma in tarda serata era ancora con il cerino in mano. Perché l'Udc non aveva offerto alcuna delle garanzie richieste da An e Forza Italia per far convergere l'intesa sul nome di Carlo Masci, ad iniziare dalla rinuncia di quest'ultimo alla candidatura al Senato nella circoscrizione Abruzzo. Un muro invalicabile, mentre le ore trascorrevano con i telefoni muti nella sede del Pdl di piazza Salotto, e un Masci sorridente si lasciava andare già in mattinata ad una battuta che chiudeva la partita: «Io sono già in campagna elettorale».
LA SVOLTA. Nel pomeriggio la decisione del Pdl di ufficializzare la candidatura a sindaco di Albore Mascia, 42 anni, avvocato, vice presidente del consiglio comunale, supertifoso del Pescara calcio e uomo emergente di Alleanza Nazionale. Dopo un vertice di due ore tra i segretari regionali e provinciali del Pdl e della Nuova Dc, la breve nota diffusa alla stampa per sancire l'accordo: «I responsabili regionali e provinciali del Pdl hanno assunto la determinazione unanime di indicare quale proprio candidato sindaco al Comune di Pescara l'avvocato Luigi Albore Mascia».
Nessun riferimento allo strappo con l'Udc. Il Pdl ha solo auspicato la «massima convergenza» sul nome del suo candidato «di tutte le forze politiche che negli ultimi cinque anni hanno condiviso la battaglia in consiglio comunale contro il centrosinistra e la sciagurata politica rappresentata dal sindaco uscente Luciano D'Alfonso».
LE REAZIONI. Il primo a parlare è il segretario provinciale di An, Lorenzo Sospiri: «Il Pdl presenta oggi la candidatura di un ottimo professionista, giovane e dalla trasparenza assoluta, per dare una risposta chiara agli elettori che non vogliono più papocchi. Noi ci presentiamo con chiarezza come alternativa a D'Alfonso, visto che siamo stati i protagonisti delle battaglie più importanti dai banchi dell'opposizione: dal porto alla caserma dei carabinieri, al traffico, alle aree di risulta. Lo slogan di Mascia in campagna elettorale sarà: "Rialzati Italia, riparti Pescara". Dedichiamo questa vittoria a Nino Sospiri».
In evidente imbarazzo gli uomini di Forza Italia. Il senatore e coordinatore regionale Andrea Pastore ha preferito seguire gli sviluppi della crisi del centrodestra da Roma, dopo essersi defilato dalla corsa a sindaco in tempi non sospetti, ma si apprende che sarà capolista del Pdl al Comune. Il coordinatore provinciale Guerino Testa ha sperato fino all'ultimo nel miracolo: «Forse c'è ancora tempo fino a domani per una ricomposizione, aspettiamo...». Ma era ormai troppo tardi e la candidatura di Mascia a sindaco trovava la benedizione dei vertici nazionali, regionali e provinciali del Pdl.
LO SFOGO DI MASCI. «Abbiamo fatto vedere che non siamo in vendita, ribadendo la scelta fatta da Casini a livello nazionale: non ha rinunciato al simbolo e non ha avuto paura di navigare in mare aperto. Ci apprestiamo a fare la stessa cosa a Pescara, proponendoci con coraggio e convinzione agli elettori». Carlo Masci ha ribadito ieri il concetto della indisponibilità a trattare sulle richieste poste dal Pdl per convergere sul suo nome, ad iniziare dalla rinuncia alla candidatura al Senato: «Per il Parlamento le decisioni vengono prese a Roma», ha tagliato corto il leader pescarese dell'Udc, che la sera prima aveva contattato il presidente Casini e nella mattinata di ieri il segretario Lorenzo Cesa, ottenendo il via libera dai vertici nazionali del suo partito a correre da solo nella sfida per il sindaco.
COME NEL 2003. Ancora una volta, dunque, come accadde alle comunali del 2003, Carlo Masci divide il centrodestra (in quella occasione lo strappo fu con i Teodoro che militavano in Forza Italia) e si ritrova sfidante di Luciano D'Alfonso nella corsa a sindaco di Pescara. Due comizi di Berlusconi nel giro di tre settimane non bastarono a regalargli la vittoria. L'allora sottosegretario Nino Sospiri, leader di An in Abruzzo e il coordinatore regionale di Forza Italia Sabatino Aracu, non si parlarono per due anni. La famiglia Teodoro lasciò Forza Italia, formò l'omonima lista civica e si schierò con D'Alfonso al secondo turno, determinandone la vittoria. Cinque anni dopo i protagonisti della politica locale sono ancora quelli di allora. Solo i ruoli si ribaltano e si inseguono nel gioco delle parti.