PESCARA. Da qualche giorno osserva il pullman girare per il centro di Pescara e accogliere i disabili che fanno la riabilitazione. Ma a San Silvestro, dove abita con il figlio di 38 anni disabile, quel pullmino non sale più da oltre un mese. «Credevo avessero interrotto il servizio trasporto disabili definitivamente, invece prendono solo i pazienti della zona», dice sconsolata la signora A.C.
La protesta discreta comincia il 5 gennaio. «Mi telefonano dalla Fondazione Paolo VI, dove mio figlio faceva la riabilitazione dalle 9 di mattina fino al pomeriggio dal lunedì al venerdì, e mi avvisano che il trasporto non verrà più effettuato per mancanza di fondi. Mi dicono anche di rivolgermi al Comune», racconta la madre.
La signora C. quindi si rivolge al Comune, ma l'assessorato ai Servizi sociali spiega alla madre che «il trasporto non è competenza del Comune, ma è un servizio che deve essere garantito dai centri convenzionati con la Regione. I disabili hanno bisogno di mezzi particolari, di un accompagnatore... insomma, il Comune non è attrezzato per fare queste cose». La famiglia a febbraio torna all'attacco. «Mio figlio non fa più riabilitazione e non incontra più i suoi amici, quelli con cui è abituato a passare il tempo. Da quando si è interrotto il servizio dorme molto e sta sempre davanti alla televisione. Sono disperata». Il 12 febbraio il Paolo VI organizza un incontro con alcuni genitori: forse c'è uno spiraglio, forse riprende il servizio. «Ma venerdì scorso ho ritelefonato e mi hanno detto che non se ne fa niente, che dobbiamo continuare a fare pressioni sul Comune». Venerdì scorso la povera madre scorge il pullmino bianco della Fondazione. «Il servizio è ripreso, mi sono detta tra me e me. Ma è solo un servizio parziale, perchè ai Colli non arriva. Adesso i disabili vengono discriminati anche dalla residenza».