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Data: 01/03/2008
Testata giornalistica: Il Centro
Cala il deficit, ma frena la crescita. Ai massimi la pressione fiscale

ROMA. Partiamo dal fondo, ovvero dalla crescita del Pil. Con l'1,5% attestato ieri dall'Istat siamo il fanalino di coda dell'Europa. Secondo le previsioni del governo nel 2007 avrebbe dovuto essere all'1,9%, ma la frenata dei consumi e della produzione dell'ultimo trimestre non faceva pensare a niente di buono.
«Un dato ovvio - dice il presidente del consiglio, Romano Prodi - l'andamento dell'economia italiana rispecchia la congiuntura mondiale che purtroppo non dà segnali positivi». In Francia la crescita è stata dell'1,9%, in Germania del 2,5%, in Gran Bretagna del 2,9%.
Poi ci sono le buone notizie, riguardano i nostri conti pubblici. Il rapporto deficit-Pil, il parametro di Maastricht, nel 2007 è sceso all'1,9%, il migliore degli ultimi sette anni. Elemento che non sfugge al commissario europeo agli Affari economici, Joaquin Almunia, che loda gli sforzi italiani. «Un dato che dimostra la correttezza della politica di sinistra e che pone finalmente l'Italia fra i Paesi sani», dice Prodi. E non basta. L'avanzo primario, il saldo fra entrate e uscite, ovvero i soldi che lo Stato può destinare all'abbattimento del debito pubblico, schizza al 3,1% rispetto allo 0,3% del 2005 e all'1,3% del 2006.
Infine c'è la notizia che si presta a letture di segno opposto: la pressione fiscale è salita al 43,3%. E' la più alta dal 1997 (quando però ci sobbarcammo l'eurotassa): l'1,2% in più rispetto al 2006, il 2,8% in più rispetto al 2005. La pressione fiscale, tecnicamente, è «il rapporto fra le entrate tributarie e il Pil al netto delle imposte in conto capitale». Il governo aveva previsto per il 2007 una pressione fiscale al 43,1% con una crescita del Pil all'1,9%. E l'economia, con imposte come l'Iva, contribuisce in modo sostanzioso alle entrate tributarie. Da dove è venuto l'aumento del gettito fiscale? «Dall'aumento delle tasse», dice il centrodestra con Berlusconi che promette «mai e poi mai metteremo le mani nelle tasche degli italiani».
Vincenzo Visco, viceministro dell'Economia dà una lettura di segno opposto: la pressione è aumentata perché più persone hanno pagato imposte, ovvero il merito è della lotta all'evasione. «I dati di contabilità nazionale comunicati oggi dall'Istat - dice Visco - confermano lo straordinario contributo che il recupero dell'evasione fiscale ha dato al risanamento dei conti pubblici italiani». Poi spiegazione più tecnica: «Le entrate tributarie delle pubbliche amministrazioni continuano a crescere più del previsto. Nel 2007 hanno superato le stesse stime fatte nella Relazione previsionale e programmatica, anche se lì erano previste con una crescita dell'economia al 4,6% nominale e 1,9% reale, mentre la crescita ci dice l'Istat si è fermata al 3,8 nominale e 1,5% reale». Non solo, aggiunge Visco, ci sono stati anche «interventi di restituzione come bonus incapienti e bonus pensioni e di abbattimento come Ici, affitti, ristrutturazioni ed energia».
Buone notizie arrivano anche per i conti del 2006 dai quali sono stati tolti i 16 miliardi di uscite che erano stati stimati per la sentenza sull'Iva delle auto aziendali. Si è iniziata la restituzione dal 2007, ma, a sorpresa, ci sono state richieste per solo 847 milioni. Risultato: il deficit-Pil che nel 2006 era stato stimato al 4,4% è stato invece il 3,4%.
Il miglioramento dei conti oltre ogni previsione fa dire a Paolo Ferrero, Sinistra Arcobaleno, ministro della solidarietà sociale: «Destinare l'extragettito al risanamento del debito è stato un errore doveva andare a lavoratori dipendenti e pensionati come chiesto dalla sinistra».
Altri indicatori positivi segnalati dall'Istat. L'aumento delle prestazioni sociali in denaro (assegni familiari, benefici alle pensioni, bonus incapienti) è stato del 5,2%. La spesa per i consumi finali delle pubbliche amministrazioni è aumentata dell'1,6% (2,8% nel 2006).

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