Iscriviti OnLine
 

Pescara, 06/05/2026
Visitatore n. 753.714



Data: 02/03/2008
Testata giornalistica: Il Centro
«Soldi ai privati, non siamo folli». Il presidente Del Turco: «Sono sereno» Gelmini: fu un grave errore

PESCARA. Non è un bel fine settimana per il presidente della giunta Ottaviano Del Turco. Quello che era nell'aria è scoccato ieri mattina in modo fragoroso. La magistratura di Pescara ha inviato una informazione di garanzia al presidente e a sette assessori che il 29 gennaio hanno votato una delibera di 14 milioni di euro. Un voto che dava il via libera alla Deutsche Bank di versare il denaro ad Enzo Angelini, titolare di cliniche private. Ora sulla testa del presidente, di buona parte dell'esecutivo e sul segretario Lamberto Quarta, è caduta la tegola dell'ipotesi di reato per abuso d'ufficio.
Così ieri l'umore del presidente non era alle stelle.
«Non siamo folli» «Sono sereno ma non contento», confida. Anzi, «è una cosa che si chiarirà in brevissimo tempo». Del Turco riflette. «Saremmo stati un gruppo di folli a regalare tanti soldi ai privati», racconta, «quella delibera era tra le più seguite e verificate. Ci aveva lavorato sopra l'Ufficio legale della Regione, proprio per i molti motivi giuridici rilevanti. Un atto che abbiamo verificato con grande cautela e attenzione e nel pieno rispetto delle norme». Del Turco da politico di lunga esperienza che ha vissuto tante vicende nazionali si concede una ulteriore riflessione. «Il Paese va alle urne», osserva, «per una inchiesta giudiziaria, la Sicilia va alle urne per una inchiesta».
«Sbagliato dare i soldi» A volerci vedere chiaro su quella delibera furono due esponenti di Rifondazione, oggi della Sinistra-Arcobaleno, la capogruppo Daniela Santroni e il presidente della commissione bilancio, Angelo Orlando, presentarono sui quei 14 milioni, una interrogazione alla giunta. «Ci sembrava strano», ricorda Marco Gelmini, segretario di Rifondazione, «che bisognava pagare quei 14 milioni di euro per prestazioni ancora da certificare, su cui c'era il parere contrario dei dirigenti della Asl di Chieti. Chiedemmo la documentazione e suggerimmo la massima cautela. A nostro giudizio non era il caso di fare quella delibera. Anzi, era meglio attendere l'ingiunzione di pagamento, sempre nel caso in cui l'imprenditore Angelini fosse riuscita ad ottenerla. Non eravamo d'accordo e non abbiamo votato una delibera che avremmo preferito che non ci fosse stata».
L'assenza di Paolini Tra gli assenti alla seduta della giunta del 29 gennaio, sono risultati in tre: Enrico Paolini, Pd, vice presidente della giunta, e gli assessori Valentina Bianchi del Pd e Betty Mura della Sinistra-Arcobaleno. Paolini oggi di fronte al tam tam dell'inchiesta nell'esprimere «solidarietà al presidente e ai colleghi», lancia un invito: «Se posso dire la mia», dice, «mi metterei immediatamente a disposizione con tutte le informazioni in possesso dell'assessorato e dell'agenzia sanitaria, per spiegare tutto. Credo che sia lo spirito giusto». Alla domanda perchè non ha votato la delibera Paolini ricorda tutto, anche i dettagli.
«La riunione era prevista per il 28 gennaio», rammenta, «dissi che ero a Milano alla manifestazione "Identità golose", la riunione di giunta fu spostata a mia insaputa al 29, tra l'altro non sapevo nemmeno l'ordine del giorno. Comunque, come ho sempre fatto, la delibera l'avrei voluta esaminare e valutare. In primo luogo ne avrei parlato con la collega Antonella Bosco, trattandosi di un tema così complesso». Con i piedi di piombo Paolini aveva proceduto sul terreno insicuro della sanità anche nel passato. Nel 2006 aveva sollecitato l'inserimento di 13 emendamenti al piano sanitario, in caso contrario disse, non avrebbe votato il piano di rientro del deficit.

www.filtabruzzo.it ~ cgil@filtabruzzo.it