Genova. «Se dobbiamo considerare questo documento carta straccia, ci venga comunicato al più presto e noi, come sindacato, prenderemo i nostri provvedimenti». Il protocollo fantasma sulla sicurezza in porto - mai attuato nella sua interezza benché siglato a maggio dell'anno scorso - è al centro degli incontri in Prefettura seguiti alla morte in banchina di Fabrizio Cannonero.
Ieri era la volta dei sindacati che ne chiedono l'applicazione alla lettera, ma il prefetto Rosa Maria Cancellieri ha parlato della necessità di «qualche piccola limatura perché il protocollo cammini sulle proprie gambe». Dichiarazioni prudenti in attesa della convocazione, probabilmente oggi ma il calendario era ieri sera in via di definizione, della delegazione dei terminalisti. Giovedì poi dovrebbe chiudere il ciclo di incontri il sottosegretario Gian Paolo Patta, promotore dell'intesa e fustigatore di Confindustria e Culmv, a suo dire responsabili dei «ritardi incomprensibili nell'attuare l'accordo».
Ieri il prefetto spiegava di «essersi fatta qualche idea del perché il protocollo non sia stato ancora attuato». La critica più frequente è quella per cui il protocollo sarebbe figlio della sindrome dell'eccezione genovese, per cui lo scalo ligure viaggia sempre con regole un po' diverse rispetto al resto della portualità nazionale. Nei giorni scorsi il presidente del porto di Genova, pur criticando le inadempienze, aveva fatto presente che difficilmente i terminalisti accetteranno regole che valgono a Genova e non nel resto d'Italia. «In effetti è uno dei temi» riconosceva ieri Luigi Negri, leader dei terminalisti e numero uno del Sech.
«Nessuno ha obbligato nessuno a firmare quell'intesa» ricordava però ieri, all'uscita dell'incontro, Giacomo Santoro, della Filt Cgil. «La parola chiave è assunzione di responsabilità - insiste Bruno Giubellini, della Uiltrasporti -. Al prefetto abbiamo ribadito l'assoluta negligenza da parte dei terminalisti e degli altri attori che hanno firmato il protocollo d'intesa». Il fatto è che il governo non ha ancora approvato il Testo unico per la sicurezza al cui interno vi sono norme che darebbero copertura legislativa a quanto previsto dal protocollo. Altri protocolli sono stati firmati in altri scali e anche altrove vi sono stati intoppi nell'applicazione, come a Napoli.
Il principale punto d'attrito riguarda il responsabile sicurezza di sito: previsto dal testo unico, vigila sul rispetto delle norme di sicurezza dell'intero sito produttivo, e non solo dell'azienda per cui lavora. Nel caso dei porti, vigila su tutto lo scalo e non su un unico terminal. A Genova il protocollo parla di otto lavoratori distaccati che, accanto agli ispettori dell'Asl, svolgono questo compito.
Vi sono però delle resistenze da parte dei terminalisti a fare entrare queste persone, già individuate, in banchina. «Se un lavoratore di un altro terminal ha comportamenti rischiosi dobbiamo girarci dall'altra parte» accusava uno degli otto ieri all'uscita dell'incontro in Prefettura, mostrando una foto scattata domenica all'interno di un terminal genovese dove si vedono delle persone all'interno di una gabbia di metallo sollevata da una gru non omologata per il trasporto persone: «Non si potrebbe, ma molti continuano a farlo». «A questo punto - dichiara Ettore Torzetti, Fit Cisl, - faccio un appello ai lavoratori: la vigilanza sia responsabilità di tutti. Fermatevi e fate fermare i colleghi in caso di pericolo».
Vi sono però altre parti del protocollo che hanno difficile applicazione: una di queste riguarda l'impegno in capo alle imprese portuali, compagnie comprese, a fornire quotidianamente all'Autorità portuale la lista dei turni e i nominativi di chi ha lavorato durante la giornata. Quando Patta parla di ritardi nell'applicazione da parte della Culmv, probabilmente si riferisce a questo. Ma è una parte importante dell'intesa: garantisce che i lavoratori non sommino più turni consecutivi arrivando massacrati di fatica a fine giornata, e quindi aumentando esponenzialmente il rischio di incidenti.