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Data: 04/03/2008
Testata giornalistica: Il Secolo XIX
Ercolani (Filt Cgil): «Troppe pressioni su chi lavora nei terminal»

Genova. «Il problema non è il lavoro a cottimo, che peraltro, secondo la legge italiana, è vietato in tutte le fasi delle operazioni portuali. Il problema è che i terminalisti continuano a firmare contratti assurdi con gli armatori, impegnandosi a rispettare limiti di tempo che non possono in alcun modo conciliarsi con la sicurezza dei lavoratori».
Massimo Ercolani è il coordinatore nazionale dei lavoratori portuali della Filt Cgil. Ogni volta che accade una tragedia in un porto italiano, come quella di giovedì notte al terminal Sech di Genova, è fra i primi a essere avvertiti. Ed è uno dei primi a raccogliere informazioni su quanto successo. «Vede, quando i dirigenti di un terminal tirano in ballo questioni come il cottimo per giustificare la morte di un operaio, significa che c'è qualcosa che non quadra. Oggi i pericoli più seri, per un portuale italiano, arrivano dal rispetto dei tempi, e non dalla professionalità dei singoli. È triste dirlo, ma il semplice utilizzo dei mezzi di prevenzione è considerato un potenziale rallentamento delle operazioni. Mi creda: c'è una pressione tale sui lavoratori che alla fine sono loro stessi, a volte, a non rispettare le regole. Ma deve essere chiara una cosa. La frase "prima si finisce, più si guadagna" appartiene agli imprenditori, e non certo ai portuali».
È anche per questo che a Ercolani non sono piaciute le parole del presidente dell'Autorità portuale, Luigi Merlo, secondo il quale il "patto sul lavoro" siglato a Genova fra terminalisti e Culmv andrebbe rivisto. «Non credo che quel patto abbia inciso sulla qualità del lavoro in banchina. Penso, anzi, che abbia contribuito a dare stabilità ai rapporti fra terminalisti e soci della Compagnia. Che, ricordiamolo, svolgono un'opera preziosissima, garantendo l'operatività delle banchine in ogni momento della giornata».


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