ROMA. Il consiglio dei ministri ha approvato ieri l'atteso schema di decreto legislativo su sicurezza e salute nei luoghi di lavoro. Le misure passano ora all'esame delle commissioni competenti di Camera e Senato e della Conferenza Stato-Regioni. Una volta esaminato, il decreto tornerà al consiglio dei ministri per l'approvazione definitiva.
«E' un testo importante, che non ha intenti punitivi - dice Romano Prodi - confido in un parere positivo delle commissioni per arrivare presto a varo definitivo». Non la pensa così Montezemolo, presidente di Confindustria: «Inasprendo le pene non si salvano le vite - dice riferendosi alla parte del decreto che contiene le sanzioni per le imprese inadempienti - si sta facendo largo, non si capisce perché con tanta fretta, un provvedimento centrato su un fortissimo inasprimento delle sanzioni e che dedica poco o nulla alla prevenzione».
Eppure nella mediazione dell'ultima ora qualcosa gli imprenditori hanno ottenuto: «Se il datore di lavoro rimette tutte le cose a posto gli si applica una sanzione pecuniaria fra 5 e 15mila euro invece dell'arresto», dice il ministro della Giustizia, Luigi Scotti. Non solo, l'arresto, inizialmente previsto fino a 2 anni, viene portato, per i casi più gravi, sino a 18 mesi e negli altri da 4 a 8 mesi. Una attenuazione che non piace alla Sinistra arcobaleno: «Il decreto è una misura importantissima - dice Paolo Ferrero, ministro della Solidarietà sociale - peccato che alla possibilità dell'arresto per chi viola queste norme il Governo abbia deciso di venire incontro alle richieste di Confindustria ammorbidendo il decreto».
Epifani, leader Cgil, esprime soddisfazione per l'approvazione delle norme, ma è critico sulla posizione di Confindustria: «Resta il rammarico per la scelta fatta dalle imprese. Ora bisogna impegnarsi sui luoghi di lavoro per il rispetto delle norme, perché la legge da sola non risolve i problemi».
Fra gli argomenti che portano Confindustria a contestare il provvedimento anche il «no» del ministero dell'Economia all'utilizzo per la prevenzione degli avanzi di gestione dell'Inail. «L'istituto ha un miliardo e mezzo all'anno di avanzo, sono soldi delle imprese e che noi, insieme al sindacato, abbiamo chiesto di utilizzare per programmi diffusi, concreti, per le imprese sulla sicurezza. Ci è stato risposto di no».
Fra le principali novità del decreto ci sono, come detto, le sanzioni: i datori di lavoro che non si metteranno in regola con le norme sulla sicurezza rischiano da 4 a 8 mesi di carcere o, in alternativa, da 5 a 15mila euro di multa. Pene più severe riguardano le aziende che violano le norme di sicurezza. Ma è importante anche l'ampliamento della platea dei lavoratori per i quali valgono le regole che ora devono essere applicate anche ai lavoratori flessibili, dipendenti, autonomi ed equiparati, a domicilio e a distanza, a progetto e interinali. Istituiti anche i Rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza (Rls).
In caso di colpa dell'azienda per un incidente con feriti o morti vengono applicate ai responsabili sanzioni amministrative fino a 1,5 milioni di euro, scatta anche la sospensione dell'attività, che scatta anche se gli ispettori del lavoro accertano violazioni gravi. Per esempio quando un'azienda impiega oltre il 20% di lavoratori al nero, o vengano violate ripetutamente le misure sui riposi, o si espongano i lavoratori a rischio di caduta dall'alto, folgoramento, seppellimento, incendio, amianto. I soldi per l'attività di prevenzione e per il sostegno a piccole e medie imprese verranno dalle sanzioni inflitte a chi non è a norma.