ROMA. Per gli assegni «liberi» potrebbe cominciare il viale del tramonto. Dal prossimo 30 aprile, infatti, chi vorrà emetterne uno che sia trasferibile dovrà pagare alla banca un bollo da 1,50 euro. Al contrario gli istituti di credito rilasceranno carnet con prestampata la dicitura «non trasferibile» in modo da evitare possibili «dimenticanze». E non è finita.
Sempre gli assegni liberi, infatti, ogni volta che verranno girati dovranno riportare il codice fiscale della persona che effettua la girata. Le nuove disposizioni, che riguardano anche gli assegni postali, circolari, vaglia cambiari e postali rilasciati in forma libera, sono contenute in un decreto collegato alla finanziaria del 2008 approvato nel novembre scorso per contrastare l'evasione fiscale e il riciclaggio di denaro proveniente da attività illecite. Un balzello in più che va ad aggiungersi alle imposte già esistenti sui conti correnti e le operazioni bancarie, e che ha già provocato le critiche dei consumatori. Una tassa, denuncia l'Adusbef, «che contribuisce a spremere correntisti e utenti già taglieggiati alla fonte con costi insostenibili e speso di gestione dei conti tra i più cari del mondo». Va detto subito che gli assegni liberi non scompariranno del tutto. A partire dalla fine di aprile, infatti, chi vorrà potrà continuare a chiedere alla propria banca un libretto senza la scritta «non trasferibile», ma dovrà richiederlo per iscritto e farsi carico del pagamento di 1,50 euro ad assegno. Un carnet da dieci, ad esempio, costerà 15 euro. Ma le novità proseguono anche fuori dalla banca. L'Agenzia delle entrate ricorda infatti che chiunque staccherà una assegno libero, potrà girarlo, ma ogni girata dovrà riportare - pena l'annullamento dell'assegno stesso - il codice fiscale del girante. Come già detto il nuovo bollo non eliminerà nessuna delle imposte già previste, ad esempio, sugli estratti conto dei depositi.
Scopo delle nove norme è quello di assicurare una maggiore trasparenza nella transazioni finanziarie, prevedendo una più attenta identificazione del cliente e del titolare effettivo. Il punto è quindi quello di aumentare la tracciabilità delle operazioni finanziarie per prevenire, come spiegò all'epoca dell'approvazione del decreto il sottosegretario all'Economia Mario Lettieri, oltre all'evasione fiscale anche «il riciclaggio che inquina l'economia sana e il finanziamento del terrorismo». Contraria al nuovo balzello si è già detta l'Adusbef, che chiede l'abolizione dei bolli già esistenti sui depositi. «Oltre a chiedere che su questa ennesima trovata, probabilmente corretta nella sostanza, ma sbagliata nella forma, venga fatta una campagna di informazione da parte dell'Agenzia delle Entrate e del Ministero delle Finanze per evitare sgradite sorprese specialmente sugli utenti meno informati - spiega l'associazione in una nota - l'Adusbef chiede se non sia il caso di studiare l'abrogazione dei bolli che gravano sui conti correnti e sulle custodie titoli, almeno pari a 34,20 euro l'anno».