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Pescara, 06/05/2026
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09/03/2008
Il Messaggero
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Pil 2008 verso lo 0,5%, sindacati in allarme. Cgil, Cisl e Uil: «Il nuovo governo dovrà favorire i redditi per sostenere l'economia» |
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ROMA Una crescita economica in deciso rallentamento che secondo le stime più recenti, nel 2008 non sarà superiore allo 0,5-0,7%, contro il +1,5% dell'ultima previsione. Sarà questo uno dei dati più importanti raccolti nella prossima trimestrale di cassa, che il ministero dell'Economia dovrebbe presentare a giorni. Cifre che allarmano i sindacati, pronti a chiedere al nuovo governo interventi per favorire lo sviluppo e la crescita dei redditi. Il testo della trimestrale (che oggi si chiama "Relazione unificata sull'economia") è attualmente ancora in lavorazione. Sarà una sorta di rapporto sullo stato dei conti pubblici italiani, anche in vista del e passaggio di consegne post elettorale. Un'analisi nella quale comprendere anche le proiezioni di quanto sta avvenendo sui mercati internazionali e sulle possibili ricadute per l'economia italiana. Appare scontata una drastica riduzione delle previsioni sulla crescita economica e i sindacati non restano indifferenti. «Il paese spiega il leader della Cgil Guglielmo Epifani dovrà fare i conti con un rallentamento dell'economia e con tensioni sui prezzi», quindi è necessario che «il governo che verrà sostenga lo sviluppo e favorisca i redditi di chi lavora, non i patrimoni». Anche il segretario generale della Cisl, Raffaele Bonanni, sollecita l'adozione di «un forte piano», necessario per far ripartire l'economia. «La cosa più importante ribadisce il leader della Uil, Luigi Angeletti è fare una politica economica per la crescita, ma non se ne vede un segno serio». Di fronte all'ormai sicuro rallentamento dell'economia, un dato emerso pochi giorni fa lascia ben sperare sulla capacità di tenuta dei nostri conti pubblici: le entrate fiscali continuano infatti a mostrare una certa tonicità avendo messo a segno nei primi 2 mesi dell'anno già un +7,5%. Così, come lo scorso anno, casse erariali più piene potrebbero consentire di liberare risorse per rispondere alla sempre più evidente crisi dei consumi interni (-1,1% a gennaio secondo la Confcommercio, il dato peggiore degli ultimi 3 anni). Si attende dunque su questo fronte un'indicazione più puntuale su quanto lo Stato dovrebbe incassare quest'anno in termini di extragettito (oltre 10 miliardi l'anno scorso) e su come eventualmente impiegare queste risorse. È inoltre necessario centrare gli obiettivi di bilancio fissati con Bruxelles anche se il deficit appare oramai sotto controllo e stabilmente al di sotto della soglia del 3%. Resta però sullo sfondo l'ipotesi di un ulteriore peggioramento della crisi internazionale e il futuro governo dovrà fare i conti anche con altre due variabili non di poco conto: il continuo macinare di record del barile di petrolio e dell'euro. Elementi che, come noto, hanno pesanti ripercussioni sui prezzi e sull'export. In compenso, l'atteso taglio dei tassi sull'euro potrebbe aiutare l'Italia, consentendo di alleggerire il peso degli interessi sul debito pubblico.
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