Fa discutere la decisione del Consiglio regionale di sospendere le autorizzazioni
PESCARA. Lunedì il presidente della Giunta regionale Ottaviano Del Turco ha promulgato la legge approvata dal Consiglio regionale che blocca per un anno le autorizzazioni per il progetto del Centro oli a contrada Feudo di Ortona. Nella lettera che pubblichiamo intervengono sulla questione i sindacati di fabbrica dell'Eni di Ortona in risposta all'editoriale del "Centro" di domenica.
«Egregio Direttore, abbiamo letto con sorpresa il suo editoriale di domenica 9 marzo da lei indicato come lo strano "Derby" tra vino e petrolio e ci dispiace constatare che, sebbene in buona fede, lei evidentemente non è stato informato a dovere circa le decine di comunicati stampa e gli accordi sindacali prodotti sullo scottante argomento in oggetto, a partire dal mese di luglio e sino ad oggi.
Le risparmiamo la preistoria del 2001 quando tutti i politici abruzzesi oggi contrari hanno sottoscritto accordi a tutti i livelli istituzionali, compreso il ministero delle Attività produttive, a favore del fantomatico investimento, noto alle cronache come centro olio di Miglianico, ma vale la pena concentrarsi invece sugli avvenimenti dell'ultimo periodo.
Il 3 luglio 2007, come già fatto per gli anni precedenti, i sindacati e le rsu puntualizzavano con Eni un verbale di verifica dell'iter procedurale per le relative autorizzazioni che il 27 aprile 2007 aveva visto esprimere parere favorevole da parte della Conferenza dei servizi del Comune di Ortona, in merito all'adozione della variante urbanistica successivamente approvata in sede di Consiglio comunale il 4 ottobre 2007.
Il Coordinamento sindacale delle rsu Eni e delle aziende dell'indotto, insediava nel frattempo un comitato in rappresentanza di circa 2.000 lavoratori dipendenti in forza presso una sessantina di aziende del distretto industriale petrolifero abruzzese, presenti nel territorio che va da Teramo e Pineto a Vasto, passando per Pescara, Ortona, Chieti, Cupello, S. Salvo, etc. etc.
Il Coordinamento Sindacale ha preso diverse iniziative, tramite manifesti, volantinaggi e manifestazioni pro-Centro Olio di cui solo qualche foglio locale si è degnato di scrivere, compreso il suo, che pur relegando i servizi in cronaca di Ortona-Guardiagrele, ha comunque posto le nostre istanze in subordine a quelle dei contrari (vedi articoli a favore delle Cantine e degli Ambientalisti in pagina a taglio regionale: Natura Verde, WWF, Legambiente, professoresse tornate dall'America, noti periti e politici, e chi più ne ha ne metta).
Le manifestazioni del coordinamento sindacale del sì sono state invece ospitate in poche righe in cronaca interna, nonostante la partecipazione di alcune centinaia di dipendenti e mezzi delle ditte dell'indotto, come accaduto il 2 ottobre a Ortona, prima della delibera del consiglio comunale e del successivo incontro con il governatore della regione Abruzzo Del Turco, come noto interessato allo sviluppo ed al benessere economico della nostra Regione (vedi il porto regionale di Ortona). Se siamo sembrati timidi non è nostra la responsabilità ma di chi aveva interesse a che lo sembrassimo, visto il can can mediatico favorevole ai contrari alimentato sui mass-media.
Oggi che la presenza di Eni in Abruzzo è messa in forse dopo oltre 60 anni, dallo sciagurato provvedimento del consiglio regionale abruzzese, è il suo intervento che appare timido e fuori tempo massimo, quando alla fine dell'editoriale auspica in un tardivo ma comunque provvidenziale rigurgito di buon senso, quello che andiamo predicando da anni e cioè che gli interessi in campo sono compatibili e le esigenze dei 2 schieramenti possono creare sinergie per entrambi, come già accaduto altrove per casi simili in Italia ed in Europa. Tuttavia per fare ciò occorre una classe dirigente imparziale e lungimirante che speriamo l'Abruzzo possa presto, molto presto, ritrovare! Infine, vale la pena ricordare a qualche giovane parlamentare post-comunista o ai politici di destra in predicato di diventarlo, che la generazione di Enrico Mattei, capo partigiano dei Volontari della Libertà, con l' Agip prima e poi con l'Eni, ha contribuito con il metano della Val Padana al riscatto economico e civile del Paese dopo il disastro della seconda guerra mondiale, facendo dell'Italia una potenza industriale in grado di reggere alla competizione mondiale».
Rsu Eni Ortona Filcem-Cgil/Femca-Cisl Uilcem-Uil
Un ringraziamento sincero ai rappresentanti sindacali delle aziende chimiche di Ortona: la loro lettera, ancorché polemica e recriminatoria, è un contributo alla discussione. È l'obiettivo che un giornale libero come il nostro si prefigge di suscitare su tutte le questioni complesse legate allo sviluppo dell'Abruzzo.
Permettetemi un ricordo personale: sono nato e cresciuto in una città che aveva una forte presenza industriale; i tempi della giornata di quella comunità erano scanditi dalla sirena del cantiere navale: di buon mattino, a mezzogiorno, a fine serata. I lavoratori di quelle fabbriche rappresentavano la cosiddetta "aristocrazia operaia" capace di interloquire con la borghesia locale, i ceti professionali, intellettuali e studenti. Già allora c'era contrapposizione tra sviluppo industriale e valorizzazione del turismo. Erano gli anni 60/70: un'Italia completamente diversa. Quegli operai, con la loro cultura, hanno insegnato a più d'una generazione l'amore per la democrazia e l'orgoglio della difesa dei diritti collettivi. Si battevano per la loro fabbrica ma parlavano ad ampi strati della società. Le lotte per la qualità del lavoro, la salute, l'ambiente, contro l'inquinamento sono figlie anche di quella stagione. Poi tutto è cambiato, irrimediabilmente.
Può sembrare un paradosso, ma oggi chi scende in piazza a protestare contro il Centro oli ha imparato la lezione proprio dalla classe operaia. La scorsa settimana, davanti all'Emiciclo dell'Aquila, c'erano coltivatori e associazioni ambientaliste con i loro striscioni a chiedere lo stop all'impianto Eni. Così è stato; l'abbiamo raccontato e documentato. "Il Centro" non tifa né per il sì né per il no. Fornisce ai suoi lettori gli strumenti per formarsi un'opinione. In consiglio regionale ha prevalso il comodo rinvio, complice la scadenza elettorale. Egregi sindacalisti, non è dunque con il principale quotidiano di questa regione che dovete polemizzare per quel che è accaduto.