Il contratto unico della mobilità comincia a far discutere. A pochi giorni dall'approvazione, da parte dei delegati e quadri sindacali, della piattaforma rivendicativa, le associazioni datoriali cominciano a prendere posizione. Già all'indomani della presentazione di bozza, l'Anav aveva espresso "L'assoluta contrarietà" al progetto che - ammoniva -"non trova alcuna valida giustificazione sul piano politico-economico", ed è mosso solo dalla "volontà di arginare i processi di liberalizzazione in corso attraverso un irrigidimento/estensione delle clausole di protezione sociale e una riduzione delle flessibilità in tema di organizzazione del lavoro". Ora, a diversi giorni di distanza anche l'Asstra esprime le sue perplessità. Secondo il presidente, Marcello Panettoni, "Anche a non voler essere pregiudizialmente contrari, sembra che la proposta così come presentata dal sindacato" non serva né ai cittadini, né ai lavoratori, né alla funzionalità delle imprese e tanto meno alla liberalizzazione dei trasporti pubblici. Anzi - puntualizza - "Il progetto tende ad eliminare le differenze dei contratti oggi esistenti tra i diversi comparti per ricondurli in un solo grande contenitore, dove verrebbero a convivere l'addetto alle pulizie dei treni o l'addetto ai servizi di ristorazione con il macchinista, il conducente di autobus ecc. Tutto questo proprio nel momento in cui molte aziende di tpl hanno sviluppato forme di outsourcing delle attività non strettamente connesse ai servizi di trasporto. E' nota a tutti la forza contrattuale dei ferrovieri e degli autoferrotranvieri, in grado, non solo in Italia, di paralizzare una nazione. Una forza che ha consentito a queste categorie di ottenere condizioni superiori a quelle accordate ad altri lavoratori. E' quindi legittimo il dubbio che l'operazione non solo aumenterebbe il peso delle organizzazioni sindacali, ma anche le spinte dei sindacati autonomi che condizionano talvolta le scelte dei sindacati rappresentativi, preoccupati di essere scavalcati. Inoltre - chiosa l'Asstra - può la proposta rappresentare un vantaggio per i lavoratori considerato che l'operazione non dovrebbe comportare aggravi economici, determinando un livellamento al ribasso per le categorie meglio pagate? Non è credibile".