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Data: 13/03/2008
Testata giornalistica: Il Centro
Ultimatum di Confindustria ai sindacati. «I rinnovi contrattuali si faranno soltanto con una riforma delle trattative»

Torna lo scontro nelle relazioni industriali: Bombassei minaccia di andare da solo e di rompere l'accordo del luglio 1993

ROMA. I rinnovi contrattuali si faranno soltanto se c'è una riforma e solo se i sindacati si accordano tra loro su come fare la riforma delle trattative. Anzi, è la minaccia della Confindustria, senza una riforma del sistema contrattuale, non verrà neanche rispettato il vecchio accordo di luglio del 1993 per allineare i nuovi salari nell'ambito dell'inflazione programmata.
Il vicepresidente della Confindustria Alberto Bombassei accusa i sindacati di non avere le idee chiare e visto che ad un tavolo tecnico la delegazione della Uil si è alzata e se ne è andata, Bombassei ha incalzato: «Se non si può rifare il sistema, anche quelle poche parti ancora valide possono saltare. E di fatto questo vuol dire rompere l'accordo del '93». L'accordo prevedeva che i costi dei nuovi contratti fossero contenuti nell'ambito dell'inflazione programmata dal governo, ma se, alla fine dell'anno, l'inflazione reale era superiore a un punto percentuale, venisse restituita la svalutazione dei salari ai lavoratori attraverso il fiscal drag, restituzione che è stata sospesa da anni e per questo il potere d'acquisto dei salari è andato gradualmente diminuendo. Per Bombassei il problema è che la riforma del sistema contrattuale deve dare meno peso al contratto nazionale e più peso a quello territoriale legato però alla produttività. Il problema della riforma è sul tavolo ed è riconosciuto da tutti. «Da anni» ha continuato Bombassei «abbiamo detto che le regole del '93 non sono più di attualità concordando di cambiarle. Di fatto il sindacato ha disatteso quelle regole nel rinnovare i contratti nazionali. E' chiaro che doverosamente tante aziende daranno risposte autonomamente, anche con erogazioni unilaterali», visto che il regime contrattuale è vecchio di 40 anni. Bombassei ha ricordato che è dal 2004 che sta aspettando «che il leader della Cgil Guglielmo Epifani chiarisca qualcosa. Se dovessimo gestire così un'azienda saremmo falliti nel giro di qualche mese».
Mentre Raffaele Bonanni (Cisl) ha chiesto alla Confindustria di non lanciare ultimatum, Epifani (Cgil) non mette in dubbio che ci siano ritardi e visioni diverse, ma sottolinea che il modello contrattuale deve per forza essere convincente per tutti. Così, con la proposta di un confronto «continuo» tra i tecnici delle tre diverse confederazioni, Guglielmo Epifani risponde a Bombassei.
Secondo il segretario generale della Cgil, è avvenuto uno stop alla bozza di riforma convenuta tra i tre sindacati. «La bozza - ha spiegato - si basa sul principio della unitarietà del modello contrattuale e si articola sui piloni fondamentali del contratto nazionale e di quello di secondo livello, entrambi rafforzati». E' evidente che la Cgil non vuole lasciare «al secondo livello» sia esso territoriale o integrativo di gruppo, l'autonomia e il peso che la Confindustria vorrebbe dargli in modo da avere mano libera sugli aumenti rispetto alla singola produttività.

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