Quattro immagini choc di altrettanti infortuni sul lavoro accaduti in Friuli Venezia Giulia, di cui tre mortali, tra qualche giorno campeggeranno per le strade di Udine, Pordenone, Gorizia, Trieste e Monfalcone, per richiamare l'attenzione dell'opinione pubblica sull'importanza della sicurezza nei luoghi d'occupazione e sulle modalità di lavoro.
È la campagna ideata dalla Cgil regionale che è stata presentata ieri nel capoluogo friulano e che oltre ai manifesti stradali prevede una distribuzione capillare di locandine nelle aziende.«Sono fotografie forti - ha ammesso Giuliana Pigozzo, della segreteria regionale Cgil -, ma le abbiamo scelte perché percepiamo che nella nostra comunità regionale gli infortuni vengono assunti come una sorta di casualità, si mettono in conto, bisogna convivere. È un approccio che dobbiamo rimuovere».
Una iniziativa che la Cgil accompagna con due richieste, indirizzate in primo luogo alla Regione: «Il raddoppio degli organici nei servizi delle aziende sanitarie che si occupano della sicurezza - ha spiegato Pigozzo - e la redazione dell'Atlante infortunistico, uno strumento fondamentale perché attraverso esso si compie un'analisi degli eventi e ciò consente di studiare le migliori strategie e iniziative di contrasto».
Il compito di redigere l'Atlante compete alla Regione e attualmente ce n'è uno molto datato. «È dal 2002 che l'obiettivo di arrivare ad una nuova versione è inserito nelle linee programmatiche della sanità, ma ancora nulla è stato fatto», ha denunciato Pigozzo.
Dal 2003 al 2007 gli infortuni denunciati in regione sono calati, passando da 30.893 a 28.036 (i mortali da 37 a 22) e tuttavia i numeri rimangono molto elevati. Se i casi diminuiscono in alcuni settori, come per esempio in quello metalmeccanico ed edile, «in altri stanno aumentando - hanno denunciato i rappresentanti sindacali Cgil -, come nei settori del commercio e dei servizi». Inoltre, affrontando le statistiche, non si tengono in debita considerazione le malattie professionali e le nuove patologie, «che stanno crescendo in modo esponenziale - ha detto Pigozzo -, legate alla postura e alle affezioni muscolo scheletrico».
La Cgil, che ha espresso anche «forte preoccupazione» per le sorti del Testo unico sulla sicurezza varato nei giorni scorsi dal Governo e duramente criticato da Confindustria, ieri ha anche sollecitato «un rafforzamento dei controlli attraverso il coordinamento dei diversi organismi preposti. Qualche passo si è fatto - è stato detto -, ma occorre una sinergia più forte». Anche per riuscire ad intervenire efficacemente «nel mondo degli appalti e delle finte cooperative - ha specificato Paolo Roccasalva della Fiom regionale - dove si annidano le maggiori criticità. In ogni caso, in tutte le aziende occorre far passare la cultura del rispetto della persona, accanto a quello imperante della produttività e del profitto». Infatti, ha aggiunto Pigozzo, «l'innovazione e la conoscenza, di cui tanto si parla e a ragione, deve coniugarsi con la valorizzazione del lavoro».
Le aziende che l'hanno capito e hanno investito in tecnologia, in formazione e sicurezza, ha aggiunto Silvano Talotti della Filt, «sono quelle che crescono e dove ci sono i minori problemi».
L'iniziativa della Cgil giunge a pochi giorni di distanza dal protocollo d'intesa tra sindacati, Anci e Upi, per progetti tesi a prevenire quella che ormai stata definita «una tragedia quotidiana». I manifesti stradali approntati dalla Cgil saranno affissi già dalla prossima settimana a Pordenone e Gorizia, a fine marzo a Trieste e in aprile a Udine.