Caos e tre ore di disagi ieri per lo sciopero dalle 9 alle 12 degli autisti della Panoramica. L'adesione alla protesta è stata massiccia, ma non totale: hanno fatto regolare servizio le linee 7 barrato e 12 barrato oltre al "Pollicino" (le circolari A e B elettriche che servono gran parte del centro storico). All'origine dello sciopero la richiesta dei sindacati confederali ed autonomi di allungare i tempi di percorrenza soprattutto per quanto riguarda le linee 1 barrato e 3 barrato. La prima azione, dopo settimane di incontri che non hanno portato alcun frutto. Una protesta per dire ad azienda e Comune che così non si va avanti: o si mettono più corse o si allungano i tempi di percorrenza.
Per vedere le cose con i nostri occhi siamo saliti su un bus il giorno prima dello sciopero, l'altro ieri, giovedì. Al volante c'è Adriano che non si alza dal posto di guida da quattro ore, ovvero da quando ha iniziato il suo turno di lavoro. Ha trentaquattro anni e da nove fa l'autista per la Panoramica. Questa settimana gli è toccato il 3/, una delle due corse-spauracchio al centro della protesta, una delle due corse che la maggior parte degli autisti, quando può, le evita. Quattro giorni su sei questo turno finisce fuori orario, quando va bene di un quarto d'ora, ma a volte anche di quarantacinque minuti. Puntualmente, anche in questo giro l'autobus arriva alla fermata della stazione ferroviaria di Chieti già con 15 minuti di ritardo. E l'ora di punta è appena iniziata.
«Adesso dovremmo essere a un passo dal capolinea, ma ormai non ci faccio più caso, la anormalità sarebbe nell'essere in orario». Manoppello Scalo- Bivio di San Martino, più di venti chilometri in venticinque minuti. Questo il tempo di percorrenza stabilito oltre dieci anni fa, e mai aggiornato, per il percorso del 3/. «Lungo il tragitto c'è il limite di cinquanta, il traffico è aumentato e i passeggeri pure: già solo per questi fattori è impossibile stare nei tempi».
Da qualche anno a questa parte, poi, con l'apertura del Megalò e il trasferimento di Scienze Motorie, la situazione è nettamente peggiorata. I parcheggi scarseggiano e la sosta selvaggia prospera. Sui marciapiedi, negli spazi riservati alle fermate del bus, in doppia fila. Allora per recuperare i minuti persi in manovre e ingorghi, qualcuno schiaccia l'acceleratore. Adriano non ha mai preso una multa, ma sa di suoi colleghi che ci hanno rimesso in soldi e punti della patente. «Basterebbe adattare gli orari ai cambiamenti della viabilità, l'azienda e il Comune devono trovare un accordo». Adriano appena dopo il lavoro ha una partita di calcetto, arriverà in ritardo, ma lui si accontenta anche entrare al secondo tempo: dopo sette ore ha proprio bisogno di una sgranchita alle gambe.