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Pescara, 06/05/2026
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16/03/2008
Il Centro
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«Centro turistico, privatizzazione obbligatoria» Il sindaco: lo impone la Finanziaria, ma è anche l'unica occasione di rilancio |
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L'AQUILA. «C'è una legge dello Stato, la Finanziaria, secondo la quale non è possibile avere partecipazioni in società che non svolgono servizi che rientrano tra i compiti essenziali degli enti locali. La privatizzazione del Centro turistico del Gran Sasso è una strada obbligata, tanto più se si vuole il rilancio di questa stazione altrimenti destinata a chiudere». A parlare è il sindaco Massimo Cialente. Martedì il sindaco incontrerà tutti i capigruppo consiliari, poi sarà la volta dei Beni separati di Assergi. Incontri voluti dal primo cittadino, come quello con i sindacati - che, però, hanno poi proclamato lo stato di agitazione - per fornire a tutti il quadro della situazione «ormai collassata». «Quest'anno, grazie a un nostro sforzo finanziario e all'opera svolta da tutti i dipendenti del Centro turistico, siamo riusciti ad aprire gli impianti» dice Cialente, «e ad avere piste perfettamente funzionali. Ma nel giorno di maggior incasso sono entrati soli 32 mila euro. Quella stessa domenica a Campo Felice l'incasso ha superato quota 100 mila euro. La verità è che qui abbiamo solo due piste e che senza gli investimenti previsti dal piano d'area (opere per 50 milioni di euro) è impossibile persino sognare un futuro per questa stazione sciistica. E si tratta di investimenti che, Finanziaria a parte, il Comune non potrebbe comunque permettersi visto che possiamo fare mutui per soli 3 milioni di euro. Allora per dare un futuro vero al Centro turistico, l'unica strada possibile è la privatizzazione "vera". Una strada voluta dalla legge, ma dettata anche dalla necessità di un rilancio. Vedremo cosa verrà fuori dagli incontri in programma. Poi penseremo al bando europeo che dovrà garantire il mantenimento dei posti di lavoro e il potenziamento dell'indotto, nonché una gestione di lunga durata». In quanto allo stato di agitazione del personale, per Cialente «non è questo il modo per salvare l'azienda e l'occupazione».
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