Tensioni e polemiche fino all'ultimo minuto
SULMONA. Undici liste, sei candidati sindaci, 214 aspiranti consiglieri comunali: questo l'esercito della politica che da ieri è ufficialmente in movimento per l'«assalto» a palazzo San Francesco.
A una conta grossolana, uno candidato ogni mille abitanti: non male in tempi di anti politica. Ma comunque parecchi di meno della volta precedente (2004), quando le liste furono addirittura 16 e i candidati oltre 300. Eppure la gestazione e, in almeno un paio di casi, il "parto" non sono stati affatto facili.
Basta pensare al travaglio della lista Udc, di fatto assemblata nelle ultime 48 ore, dopo una raffica di entrate e repentine uscite di scena di potenziali capilista.
Non facile neanche la gestazione di quelle del Pdl, qui però in virtù di una serie di conflitti sulla ripartizione dei ruoli, così è successo che qualcuno è rimasto in corsa per spirito di bandiera (Susi, la Fabiili) e altri sono stati accettati con non pochi mal di pancia (l'ex assessore socialista De Deo).
Problemi molto seri anche nel Pd, dove l'estenuante riunione notturna, conclusa quasi alle 3 di sabato, ha vissuto momenti drammatici, assente il candidato sindaco fino a mezzanotte passata e col coordinatore Incani a un certo momento apparso vicino al crollo nervoso. A complicare la vita al vertice cittadino del Pd, le contestezioni di alcuni candidati alla linea del disimpegno di alcuni big (con immancabili sospetti di doppiogiochismo) e, ancor di più, alla scelta di non coinvolgere alcuni che invece erano disponibili. Tensione alle stelle anche per la presenza di un paio di tesserati Pd nella lista del sindaco. Dopo ore di discussioni era stato concordato il "trasloco" in quella ufficiale. Ma pochi minuti prima del deposito in comune, ecco spuntare Di Masci, regista dell'operazione, a imporre di rimettere tutto come era prima. E così è stato.
Elaborazione sofferta ma riuscita per Destra e Sinistra l'Arcobaleno. Le vere difficoltà alla diffusione delle liste le hanno poste i burocrati di Palazzo, a Scanno come a Sulmona, al solito molto confusi tra democrazia, trasparenza e privacy.