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Data: 16/03/2008
Testata giornalistica: Il Centro
Berlusconi: serve una stretta sulle pensioni. «Tornare alla Maroni, e non basta». Veltroni: tagliare le aliquote, si può

Il leader Pdl. Tempi duri: la crisi americana ci investirà, sono angosciato

CERNOBBIO. Confronto, a distanza di qualche ora, tra Walter Veltroni candidato premier del Pd e Silvio Berlusconi candidato premier del Pdl. L'occasione è stata il convegno della Confcommercio sugli scenari futuri, dove i due sono stati invitati a parlare sui programmi economici degli schieramenti. Berlusconi ha tentato la carta di ridicolizzare Veltroni («avete avuto questa mattina Veltroni che vi ha spiegato il mio programma»), ma ha aggiunto due punti importanti che la dicono lunga sulle sue intenzioni: le pensioni devono tornare alla riforma Maroni e andare anche oltre, perchè «forse non basta neanche per risanare il sistema». E il consenso non serve: «questi provvedimenti sono dritte che non saranno pacificamente accettate da tutti i cittadini».
In secondo luogo, avremmo «dovuto abolire prima quella legge liberticida che è la par condicio perchè consente a chiunque di parlare, indipendentemente dal peso della formazione politica; è evidente che il Pdl che è al 46 per cento ci rimetterà di più». Berlusconi ha continuato dicendo che negli Usa tutto si fa con gli spot televisivi e invece lui si trova a dover spiegare ad ogni occasione che chi vuole votare lo schieramento di destra deve votare per il Pdl, altrimenti favorisce la sinistra, perchè si tratterà di un voto che non serve a far scattare il quorum di rappresentanti necessari a vincere sull'altro schieramento.
Berlusconi ha attaccato direttamente Veltroni, visto che «la sinistra è intrisa di statalismo, come avete capito in questi due anni», e il 70 per cento del vecchio schieramento di Prodi è presente nelle liste, perchè «Veltroni non ha preso le distanze dal vecchio governo e dai suoi amici come D'Alema che fa politica da 45 anni». Il programma del Pdl si apre con una equazione: meno tasse su famiglie e imprese = più consumi e più benessere. «Tutti i suggerimenti della Confcommercio sono stati accettati dal nostro programma» ha detto il Cavaliere disinvolto, appena sceso dal suo elicottero, come parlasse a casa sua dopo cena «tranne che l'osservatorio presso la presidenza del consiglio per le Piccole Aziende, suggerimento che naturalmente accogliamo».
Il duello è avvenuto sulle tasse, anche perchè ha detto Veltroni, «non ci saranno inciuci, chi ha un voto di più governa, anche se le regole vanno riformate insieme proprio per consentire allo schieramento che vince di governare».
Tasse. Veltroni dice: pagare meno per pagare tutti. E ha aggiunto: diminuire le aliquote per le imprese e per gli stipendi, cioè bisogna fare quei provvedimenti che sono stati vanificati qualche mese fa. Dobbiamo rilanciare la contrattazione di secondo livello. Alle piccole imprese il Pd alzerà la soglia delle tasse a forfait portandole da 30.000 euro di fatturato a 50.000 euro. Poi, ha aggiunto Veltroni, dobbiamo andare a Bruxelles per ottenere di poter ridurre dal 20 al 10 per cento l'Iva sul turismo. L'afflusso dei turisti «è aumentato solo a Roma, perchè abbiamo fatto di tutto perchè fosse incrementato». Come finanziare questi provvedimenti? Diminuendo la spesa pubblica «magari non di un punto percentuale di Pil l'anno per cinque anni, ma cominciando con lo 0,5 per cento quest'anno, per continuare con un punto percentuale a partire dall'anno prossimo.
Berlusconi accusa Veltroni di aver copiato anche la riduzione dell'Iva sul turismo dal programma del Pdl: «Bisogna trovare un accordo con la UE, anche nel nostro programma c'è una riduzione progressiva e graduale». Ma sarà bene, ha continuato, fare i conti con l'immagine che «all'estero è stata data del nostro paese sommerso dall'immondizia, danni incalcolabili». Saranno tempi duri per tutti, ha ammonito Berlusconi, ammettendo per la prima volta che «le tasse si possono tagliare solo se il debito lo consente». Il Cavaliere ha ribattutto che intende eliminare l'Ici per tutti sulla prima casa, che le tasse ora sono al 46 per cento per un totale di 40 miliardi di più ottenuti con la Finanziaria, che un operaio costa 22 euro l'ora, in Serbia 3,6 euro e in India addirittura un dollaro l'ora». La sinistra ci ha fatto chiudere 76 cantieri per «ritorsioni ambientaliste», ha continuato e in Germania i servizi dello Stato costano 30 euro mentre da noi 45. «Dobbiamo detassare gli strordinari per incrementare la produzione, anche perchè da noi si lavora meno che in tutta Europa. Ho scoperto che al Comune di Roma c'è una media di 39 giorni di assenza, e i dipendenti passano al lavoro meno ore al giorno. L'Irap va eliminata a partire da coloro che «hanno debiti con le banche», ha concluso.

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