Radiografia di un voto complesso. E le liste minori (Sinistra, Udc, Destra) concorrono a dividere i resti
ROMA. Per Veltroni c'è un rischio di «stallo» al Senato. E il segretario del Pd punta l'indice contro chi è voluto tornare a votare con una legge elettorale che potrebbe produrre una nuova situazione di ingovernabilità a Palazzo Madama. Proprio mentre, aggiunge, la situazione economica internazionale si fa preoccupante. Berlusconi replica che non c'è problema: «Avremo 30 senatori di più». Fatto sta che l'intera partita elettorale si deciderà con tutta probabilità sul risultato del Senato, proprio a causa dei complessi meccanismi di una legge potenzialmente schizofrenica: capace cioè di produrre maggioranze diverse per Camera e Senato.
La differenza principale, come si sa, è che mentre alla Camera è previsto un premio di maggioranza nazionale (la lista, o la coalizione più votata prende il 55 per cento dei deputati), al Senato è previsto un premio di maggioranza a livello regionale (alla lista più votata va il 55% dei seggi attribuiti a quella regione). E questo obbliga a guardare sondaggi e previsioni con occhi molto diversi.
Tanto per dire: se partiamo dal risultato del 2006, al Pdl non basta prendere più voti, per ottenere una maggioranza solida a Palazzo Madama deve conquistare diverse regioni in più rispetto a quelle in cui ha già vinto nelle passate elezioni (Piemonte, Lombardia, Veneto, Friuli, Lazio, Puglia e Sicilia). Nel senso che, per fare un esempio, la conquista della sola Campania (ipotizzabile dopo lo scandalo rifiuti) gli porterebbe solo 4 senatori di differenza e una maggioranza risicata.
Inevitabile dunque che i riflettori siano accesi sulle regioni di frontiera, quelle in cui lo scarto fra i due schieramenti non è eccessivo. E si scopre che non sono tante. Fra quelle che il Pdl potrebbe conquistare c'è sicuramente la Campania, ma anche Liguria, Sardegna, Abruzzo, Calabria. Ma neanche in una prospettiva del genere, cioè di una schiacciante vittoria del Pdl che lo porti a conquistare tutte e 5 queste regioni, i senatori di maggioranza a conti fatti non sarebbero più di 20. E anche aggiungendo i 6 senatori eletti all'estero grazie a un (improbabile) en plein, l'obiettivo di Berlusconi dei 30 senatori in più non sarebbe raggiunto.
Tutto questo ammesso che il centrodestra non perda a sua volta qualcuna delle regioni in cui ha vinto le precedenti elezioni. Il Lazio è invece fortemente a rischio per il Pdl per la contemporanea presenza della lista della Destra (accreditata dai sondaggi regionali di oltre il 10 per cento) e di quella dell'Udc. E a rischio per il Pdl è anche il Piemonte dove nel 2006 la differenza fu di un solo punto di scarto, ma in cui le liste di Ds e Margherita presero al Senato il 3 per cento in meno rispetto alla Camera, dove si presentavano unite.
A rendere poi un terno al lotto il voto per il Senato c'è il fatto che questa volta, diversamente che nel 2006, le liste contrapposte saranno più di due. E almeno in alcune regioni, l'Udc in Campania e in Sicilia, la Sinistra arcobaleno in Toscana ed Emilia, la Destra nel Lazio, le liste "minori" supereranno la soglia dell'8 per cento conquistando senatori che andranno sottratti alle coalizioni maggiori perdenti.