PESCARA. Il comandante dei vigili urbani, Ernesto Grippo, querela i poliziotti che lo hanno multato per guida senza cintura e con il cellulare e impugna davanti al giuidice di pace il verbale della doppia contravvenzione, con tanto di dieci punti decurtati dalla patente, elevata nei suoi confronti dagli agenti della questura. Finisce così in tribunale la vicenda del capo dei vigili di Pescara, integerrimo verso gli automobilisti che non rispettano il codice, ma incappato anc'egli l'estate scorsa in una multa salata.
L'udienza si terrà davanti al giudice di pace il 14 maggio. E' lungo 8 pagine il ricorso presentato dall'avvocato Sergio Della Rocca, in cui si spiega per quali motivi il verbale deve essere annullato con vittoria di spese.
Si basa su tre punti il ricorso di Grippo: il comandante faceva "regolare" uso delle cinture perché la sua «Toyota è dotata di apposito segnale acustico»; perché l'uso del telefono cellulare è una «vicenda a dir poco inverosimile» visto che «l'autovettura è dotata di apparecchiatura vivavoce bluetooth»; e perché la condotta «particolarmente astiosa e prevaricatrice dell'agente accertatore D.C. (c'è scritto così sul ricorso)» si spiega con il fatto che lo stesso agente è stato multato con il telelaser dei vigili tre giorni prima mentre «procedeva, con il proprio motoveicolo, ad una velocità di oltre 28 chilometri l'ora il limite».
Secondo Grippo è una ripicca , ma spetterà al giudice, Ermelinda Borzilla, stabilirlo tenendo conto anche della "sospensione dei termini giudiziari" per l'estate che allunga i termini del ricorso, presentato il 23 novembre 2007, ovvero 101 giorni dopo la contestazione avvenuta il 14 agosto, e non entro i 60 previsti dal codice stradale.
E' una storia che ha provocato il silenzio stampa di Grippo fino allo scorso gennaio, mentre la notizia della multa al comandante dei vigili urbani faceva il giro d'Italia. Duecentodieci euro di sanzione e 10 punti in meno sulla patente. «Prima di ogni altra cosa», apre il ricorso l'avvocato Della Rocca, «le indicate contestazioni si appalesano prive di ogni ragione di fondamento», scrive, ricostruendo «in maniera precisa e dettagliata la vicenda».
Tutto comincia alle 9 del 14 agosto del 2007 quando la polizia ferma una Smart in via Fabrizi per un controllo. Ma la Smart è un'auto "civetta" su cui i vigili, in quel momento, giravano senza cintura e senza libretto di circolazione. I vigili chiamano Grippo. «Pertanto», continua l'avvocato, «atteso che il ricorrente ricopre la carica di comandante del corpo di polizia municipale ed era in servizio e in divisa, ha ritenuto opportuno avere contezza della situazione». Arrivato sul posto e sceso dalla sua auto privata, una Toyota Aygo, «ha salutato gli agenti della polizia che però non hanno risposto al saluto». La contestazione a Grippo sarebbe poi avvenuta per un banale motivo, cioè mentre avrebbe spostato l'auto di pochi metri per far uscire un automobilista dal parcheggio. «Il comandante è risalito sulla propria auto», dice Della Rocca, «ed ha azionato la marcia per circa 3 metri per consentire all'automobilista di uscire dal parcheggio per poi scendere e recarsi di nuovo dagli agenti».
«Ma accade l'incredibile!», scrive testualmente l'avvocato, perché «l'agente D.C. gli dice: "Mi dia patente e libretto"», seguito dalla contestazione per cinta e cellulare.
Arriva anche una telefonata dalla questura che invita a proseguire la verbalizzazione all'interno degli uffici. «L'agente D.C. comunicava: "Ci deve seguire in questura"», aggiunge Della Rocca, puntando il dito sul fatto che Grippo «è stato scortato come si addice a un soggetto pericoloso o a chi non conosce le strade cittadine, da una pattuglia della polizia con lampeggianti accesi».