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Pescara, 06/05/2026
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Data: 28/03/2008
Testata giornalistica: Il Centro
Senato, in Abruzzo è battaglia all'ultimo voto. La regione è in bilico ma il Pd è in vantaggio. Sfida diretta tra Udc e Sinistra

PESCARA. Dalla noia di questa campagna elettorale ci salverà il "porcellum", la legge "porcata" del leghista Calderoli. Perché tra programmi fotocopia e una Camera già consegnata a Berlusconi, l'unico brivido arriva dal Senato, dove il premio di maggioranza regionale sta facendo perdere il sonno ai partiti. Dal brivido si passa alla suspance nelle regioni cosiddette in bilico, dove una manciata di voti può spostare equilibri e seggi tra le due coalizioni maggiori, allontanando o avvicinando il rischio di un pareggio e quindi della ingovernabilità del Paese. In questo gioco di bascula elettorale, il minuscolo Abruzzo (solo 7 seggi al Senato da assegnare) si ritrova a giocare la partita decisiva assieme a regioni pesanti come il Lazio o il Piemonte.
Ieri un sondaggio Ipr Marketing-la Repubblica dava la regione saldamente in mano al Partito democratico (vedi tabella), con 4 seggi assegnati al Pd e 1 alla Sinistra-Arcobaleno. Un risultato che assicurerebbe al Popolo della Libertà abruzzese solo 2 seggi, mentre l'Udc resterebbe senza. Domenica scorsa il Sole 24 Ore, ricalcolando il voto abruzzese del 2006 sulle intenzioni di voto 2008, aveva dato un quadro rovesciato, con un Pdl in vantaggio di una manciata di voti sul Pd (321.942 contro 313.362), confermando comunque le previsioni delle maggiori agenzie di sondaggio che danno la regione ancora in forse. Secondo i conti del Sole 4 seggi andrebbero al Pdl e 2 o 3 al Pd. Il seggio di differenza dipenderà dai risultati di Sinistra-Arcobaleno e Udc che giocano una partita a eliminazione diretta: se vince l'uno perde l'altro. Ma se nessuno dei due supera l'8% perdono entrambi e il seggio andrà probabilmente al Pd.
Casini, che ha schierato capolista Francesco D'Onofrio ha più volte detto di essere certo del risultato abruzzese, ma intanto viene in Abruzzo quasi tutti i giorni, segno che questa è una regione ancora da conquistare. L'8% previsto dalla soglia di sbarramento, Casini qui non l'ha mai raggiunto. Nel 2006 al Senato prese il 7,16% (56.078 voti), da allora ha perso un pezzo di partito (l'Italia di centro alleato con Raffaele Lombardo), ma Casini conta di fare buona pesca tra i delusi del cartello berlusconiano. Più sicuri sono i partiti della Sinistra-Arcobaleno. Nel 2006 sommando Rifondazione a Pcdi e Verdi si arrivava al 10,89% (85.354 voti) e dunque la lista che schiera capolista Maurizio Acerbo può permettersi una diaspora verso Veltroni (o verso Sinistra Critica) di 20-25mila voti e agguantare comunque il senatore. Il resto è nelle mani degli elettori indecisi.

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