Iscriviti OnLine
 

Pescara, 04/05/2026
Visitatore n. 753.673



Data: 30/03/2008
Testata giornalistica: Il Centro
I sindacati: per ora Air France o niente. Domani ultimo giorno per la vendita, ma si spera che il governo conceda una proroga

L'esistenza di una cordata di industriali nazionali raccoglie solo smentite

ROMA. «Allo stato non c'è alternativa a trattare con Air France»: Guglielmo Epifani, leader della Cgil, indica la strada del confronto per far uscire Alitalia dalle secche. Il tempo della vendita è agli sgoccioli, così come la disponibilità di cassa. Il presidente Maurizio Prato è riuscito a rimediare 148 milioni di euro, 80 come credito d'imposta, il resto vendendo un po' di azioni Air France in portafoglio. Poco, quasi niente se il governo non concederà qualche giorno di proroga.
Domani sera a mezzanotte scadono i termini per la vendita della quota ancora pubblica di Alitalia, ma Jean Cyril Spinetta, il numero uno di Air France-Klm, non se la sente di concludere l'acquisto senza il consenso dei sindacati e di favoleggiate cordate italiane neanche l'ombra. Anzi, dagli ambienti industriale nazionali piovono smentite. L'ultima, quella di Gianmarco Moratti: «Io faccio il petroliere, non so fare altro».
«Non ci vuole una soluzione nazionale, ma una soluzione attenta agli interessi nazionali», così Epifani ha argomentato la sua preferenza per la trattativa a oltranza. Gli hanno fatto eco i leader di Cisl e Uil, Luigi Angeletti e Raffaele Bonanni. Diversa, ma non troppo, la posizione dei sindacati del trasporto aereo. Per loro i 2120 esuberi calcolati da Spinetta sulla base del piano industriale 2008-2010 di Alitalia sono un rospo da ingoiare, così come l'abbandono di Malpensa e il ridimensionamento del settore cargo. Eppure anche loro sarebbero intenzionati ad andare a vedere, se solo il tempo del confronto fosse allungato. Unica sigla sul piede di guerra è quella dei piloti dell'Anpac, i più numerosi in Alitalia. Per Fabio Berti, il leader, «le distanze sono incolmabili». I piloti non accettano la scomparsa, sia pure negli anni, del settore cargo.
Domani sarà un giorno importante. In via della Magliana, a Roma, è convocato il cda Alitalia, il ministro dell'Economia Tommaso Padoa Schioppa qualcosa dovrà pur dire prima della mezzanotte e i banchi Alitalia a Malpensa chiuderanno i battenti per lasciare il posto a un'estensione di quelli di AirOne. Scatterà anche l'operazione Open Sky, cieli aperti, liberalizzazione totale dei voli fra Unione europea e Stati Unitie questa sarà per Alitalia un'occasione perduta.
La politica, intanto, non si sposta di un millimetro. Partito democratico, per voce del leader Walter Veltroni, schierato per la soluzione franco-olandese. Il Popolo della libertà spinto da Silvio Berlusconi verso l'opzione nazionale.
Così mentre Veltroni, ieri pomeriggio, ribadiva il via libera ad Air France-Klm appellandosi comunque all'acquirente per il salvataggio in extremis di Malpensa, Berlusconi tornava a insistere sulla cordata italiana, secondo lui «nei fatti». Berlusconi ha però lasciato una via d'uscita a se stesso: «Io non c'entro nulla, la palla è nelle mani degli industriali italiani».
Quello che lascia intendere Berlusconi, confortato dal leghista Roberto Calderoli, è che esista una cordata padana pronta a entrare in scena dopo il fallimento della trattativa con Air France-Klm per salvare capra e cavoli: Alitalia e Malpensa.
Con quale piano industriale non è noto.

www.filtabruzzo.it ~ cgil@filtabruzzo.it