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Pescara, 04/05/2026
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Data: 01/04/2008
Testata giornalistica: Il Centro
Il presidente Marini: «Va evitato il fallimento» Per Bertinotti le parti devono discutere «senza arroganza»

ROMA. Berlusconi ha avuto per cinque anni il dossier Alitalia sul suo tavolo di governo, «eppure eccoci qua», dice Veltroni, per illustrare con poche parole la situazione della compagnia di bandiera e la trattativa con Air France.
«L'Italia non può più permettersi goliardate», aggiunge il leader del partito democratico. Pensa anche alla «cordata» di Berlusconi, «che non si vede».
Ma il capo della destra cerca una via d'uscita, dicendo che ora la cordata non si può manifestare, perché la trattativa con Air France è ancora aperta. Prevede, anzi «auspica» che la trattativa non si concluda.
Il partito democratico tocca un punto debole di Berlusconi, che si difende dicendo che un piano industriale c'era: non si è realizzato per la concorrenza di altre compagnie e per le colpe del personale di volo e di terra. Ma se ora ci sono proposte di Air France, il merito è dei sindacati, dice Veltroni. Che esprime un dubbio: c'è chi vuol far fallire la trattativa, arrivare alla crisi e poi vendere Alitalia per poche lire.
Conflitto d'interessi? E' una «cosa liberale», è nel programma del Pd, dice Veltroni. Un politico non può dire che fa cordate con i propri figli o chiamando i propri manager, cose che hanno ha poco a che fare con la cultura liberale. Enzo Bianco ricorda che Berlusconi aveva ereditato Alitalia in attivo. E' «sorprendente e sospetto» che se ne ricordi oggi.
Ne hanno parlato anche i presidenti delle Camere. Marini auspica un'intesa per evitare il fallimento. Bertinotti chiede una «trattativa vera», senza arroganza: «le parti» devono poter modificare le proprie posizioni.
Pier Casini attacca tutti: i sindacati, i responsabili della trattativa, fatta «con i piedi»; Berlusconi per la cordata, con un dubbio se si tratta di «statalisti» o «liberisti». Non è - dice il capo dell'Unione di centro - che ci sono imprenditori che si fanno dare i soldi dalle banche, poi fanno la cordata? Il dubbio nasce da cose che forse conosce.
Il governatore veneto Galan dice che la crisi nasce dal mancato accordo con Klm: magari colpa del «mio più grande amico politico», che però rimane senza identità. (r.v.)

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