ROMA. Tutti contro tutti. Il fallimento della trattativa fra Air France e sindacati vede schierati più parti in una guerra di comunicati e dichiarazioni. Intanto il tempo passa fra lavoratori che si incatenano, hostess che si riuniscono in assemblee spontanee e vari esperti che "sparano" le soluzioni più impensabili. La Padania, giornale della Lega, festeggia con un titolo a tutta pagina il fallimento della trattativa e il ministro Gentiloni si indigna: «E' uno scandalo». Il sottosegretario Letta incontra i ministri Padoa Schioppa (Economia) e Bianchi (Trasporti). Trascorsi tutti questi giorni senza fare un passo avanti, adesso Luigi Angeletti (segretario della Uil), dice che «bisogna evitare un ulteriore danno a quello che abbiamo già subito, quindi evitare il commissariamento dell'azienda e rinviare tutto al prossimo governo. Il tempo c'è».
Angeletti, che si era ritirato dal tavolo delle trattative, spiega che «a quel tavolo c'erano troppi sindacati», ma attacca anche il governo. «Sembra - dice - che i sindacati siano i padroni di Alitalia, invece il proprietario è lo Stato. E' lui che deve fare le trattative, non noi. Perchè il governo ha scaricato sui sindacati il potere di decidere se vendere o meno? Adesso mi auguro che ci siano altre compagnie disposte ad acquistare Alitalia». Si dice "disponibile a un passo indietro" il presidente dell'Anpav, un'assiociazione che rappresenta molti assistenti di volo. «Se servisse per evitare il commissario - spiega - non esiterei un minuto. Adesso i lavoratori danno la responsabilità della rottura delle trattative al sindacato. Noi non abbiamo detto no, ma faticosamente abbiamo preparato un documento articolato che poi Air France ha respinto». «Però - conclude il presidente dell'Anpav - non c'è una chiusura assoluta e la possibilità di riprendere il contatto c'è ancora».
L'Upi (Unione piloti) chiede di sapere «quali accordi ha preso il governo con Air France». Ieri si sono riuniti steward e hostess aderenti a Cgil, Cisl, Sdl, Ugl, Anpav e Avia e hanno avviato una raccotla di firme «affinchè la trattativa con Air France riprenda». «La paura è palpabile fra il personale che ora teme per il proprio futuro - dice un sindacalista - e comunque la trattativa non l'abbiamo interrota noi ma i francesi».
Chi attacca i sindacati è Pietro Ichino, giuslavorista, candidato del Pd al Senato e iscritto alla Cgil dal 1969. «E' una Caporetto per i sindacati - dice - ma è ancora più grave perchè stavolta non è chiaro dove sia la linea del Piave. I francesi hanno definito la trattativa lunga. Non sanno che, per i nostri sindacati, è stata invece brevissima. Questo Paese ha bisogno di darsi un sistema moderno di relazioni industriali».
Anche nei sindacati c'è chi fa i conti con un possibile fallimento. Alitalia, pare, ha denari per tirare alla fine di giugno. Dunque i prossimi saranno mesi cruciali (e a Palazzo Chigi ci sarà il vincitore delle elezioni).