MILANO - «Non mi occupo di cordate (per Alitalia, ndr) ma so per certo che ci sono imprenditori interessati, ce ne sono taluni forti che si sono rivolti anche a me. Il dottor Ermolli, che sta seguendo la vicenda, ha in mano i nomi». Roberto Formigoni, presidente della Regione Lombardia, ieri è tornato a ribadire che «la cordata italiana è pronta». E, oltre ai nomi circolati in questi giorni - secondo quanto risulta a Il Messaggero - potrebbe schierare un soggetto a sorpresa: le Ferrovie Nord Milano Spa. Il cui socio di maggioranza è la Regione Lombardia. Gli imprenditori pronti a scendere in campo, ha sottolineato ieri Formigoni, avranno bisogno comunque del tempo necessario «per conoscere dall'interno la situazione di Alitalia». Quindi fare la due diligence. Ricordando che «ad Air France sono stati concessi in esclusiva diversi mesi». Avranno bisogno «dello stesso tempo o poco meno per prendere la loro decisione». Perchè «nessuno - ha concluso - mette la faccia senza conoscere in che paesaggio va a ficcarsi».
Gli imprenditori cui ha fatto riferimento Formigoni - una pattuglia piuttosto nutrita che schiererebbe tra gli altri, Diana Bracco, i Benetton, Salvatore Ligresti, Marcellino Gavio, Marco Tronchetti Provera - dovrebbero mettere sul tavolo circa 300 milioni. Questa la somma ipotizzata. Facendo leva, come accennato, su un perno forte dal punto di vista finanziario e politico: le Ferrovie Nord Milano Spa (Fnm). Ovvero il principale gruppo integrato nel trasporto e nella mobilità in Lombardia. Il più importante operatore non statale italiano del settore, quotato al mercato Expandi di piazza Affari. Attivo, tra l'altro, anche nei collegamenti aeroportuali attraverso Malpensa Express. Che è l'unico collegamento ferroviario fra il capoluogo lombardo e l'aeroporto varesino che trasporta dalla città allo scalo oltre 52 milioni di passeggeri l'anno. Fnm opera anche nell'elitrasporto e nel monitoraggio aereo del territorio (AvioNord). La holding Fnm, presieduta da Norberto Achille, è controllata dalla Regione Lombardia, che detiene una quota di capitale pari al 57,57%. Ferrovie dello Stato ha in mano il 14,74% del capitale mentre Marcellino Gavio (Aurelia spa), tramite Civ e Sias, detiene una partecipazione pari al 3,07%. Il restante 24,612% è sul mercato.
Dallo scorso fine settimana, quando avrebbero avuto il primo faccia a faccia sull'ipotesi Bruno Ermolli, il superconsulente incaricato dal candidato premier Silvio Berlusconi di sondare imprenditori per mettere in piedi una cordata tricolore, avrebbe sentito Achille. Che non disdegnerebbe affatto l'ipotesi di un coinvolgimento nella partita del gruppo che presiede. Per lunedì prossimo, 7 aprile, Fnm ha in programma la riunione del consiglio di amministrazione, che potrebbe essere a questo punto l'occasione giusta per cominciare a testare gli umori del board su una eventuale discesa in campo su Alitalia. Che, ovviamente, richiederebbe da parte della cordata italiana la necessità di coinvolgere un pool di banche. Dalle quali ricevere l'indispensabile supporto finanziario. Intesa Sanpaolo potrebbe essere sondata. Ieri, Corrado Passera, consigliere delegato della banca che è stata al fianco di Carlo Toto nella predisposizione del piano di Ap Holding (Air One) ha ribadito: «Da dicembre non siamo più coinvolti in nessuna negoziazione. Non c'è nulla di nuovo». Passera, che ha parlato a Cernobbio, a margine del workshop Ambrosetti, ha aggiunto che «Purtroppo la situazione Alitalia si commenta da sola. Per oltre un anno abbiamo lavorato a un piano di sviluppo di grande portata che avrebbe permesso a una azienda italiana profondamente radicata nel paese di valorizzare il mercato aereo italiano. È stato deciso però di non ammetterci alla fase di due diligence per arrivare a una proposta definitiva».